
Christine Cavigelli-Gantenbein, Corporate Communications Manager
30 giu 2026

Le PMI svizzere attive a livello internazionale guardano ai prossimi mesi con cauto ottimismo. Dall’inizio dell’anno il clima di fiducia riguardo alle esportazioni è rimasto pressoché invariato e continua a registrare un andamento molto positivo. Allo stesso tempo, la situazione a livello mondiale si conferma complessa: la forza del franco è in cima alla lista delle preoccupazioni, il conflitto in Medio Oriente aumenta l’importanza dei prezzi dell’energia e delle catene di approvvigionamento, mentre i dazi statunitensi sono al momento passati leggermente in secondo piano.
Con 64,4 punti, il clima di fiducia tra le PMI svizzere esportatrici è leggermente aumentato rispetto all’inizio dell’anno (63,5 punti), confermandosi quindi ben al di sopra della soglia di crescita di 50 punti. È quanto emerge dal sondaggio semestrale condotto da Switzerland Global Enterprise tra le PMI svizzere attive a livello internazionale. Nei prossimi sei mesi, un’azienda su due prevede un aumento delle esportazioni. Anche per l’intero 2026 la maggior parte delle aziende si aspetta uno sviluppo positivo.
Questo quadro iniziale stabile è degno di nota soprattutto perché le sfide geopolitiche ed economiche hanno continuato a intensificarsi. Il conflitto in Medio Oriente ha ulteriormente aggravato la situazione. I risultati del sondaggio indicano che il settore delle esportazioni ha saputo sempre più adattarsi a questo contesto impegnativo.
Il conflitto mediorientale cambia la scala delle preoccupazioni
La sfida principale per le PMI svizzere orientate all’esportazione resta la forza del franco. Il 61 % delle aziende intervistate considera i rischi valutari un fattore negativo per i prossimi mesi. Tuttavia, il contesto di fondo è nettamente cambiato rispetto a gennaio. I prezzi dell’energia e delle materie prime e le interruzioni nella catena di creazione del valore hanno infatti acquisito molta importanza. Entrambi gli aspetti sono strettamente collegati alla guerra in Medio Oriente e ai suoi effetti sui mercati dell’energia e dei trasporti e hanno pertanto un impatto di ampia portata: oltre due terzi delle aziende intervistate dichiarano di essere state colpite negativamente dalle conseguenze del conflitto.
Dazi statunitensi non più in primo piano
Mentre il conflitto in Medio Oriente cambia la scala delle preoccupazioni, i dazi statunitensi perdono un po’ della loro eccezionalità. Molte aziende continuano a risentirne sul fronte dell’andamento degli affari, ma rispetto a sei mesi fa oggi la politica dei dazi statunitense viene definita molto meno spesso come una sfida cruciale.
Ciò indica che l’incertezza iniziale si è attenuata e che le imprese stanno sempre più trovando il modo di adattarsi alle nuove condizioni quadro. Lo dimostra anche l’ampia gamma di contromisure, che vanno dall’adeguamento dei prezzi all’espansione in nuovi mercati, fino all’adeguamento delle catene di fornitura. Allo stesso tempo, sempre più aziende svizzere stanno valutando di rafforzare la propria presenza locale sul mercato statunitense: il 40 % delle imprese intervistate, più del doppio rispetto a un anno fa, ha infatti dichiarato di valutare una mossa di questo tipo.
I mercati di esportazione si confermano stabili
In questo periodo segnato dall’incertezza, la scelta dei Paesi meta delle esportazioni rimane stabile. Mentre l’Europa nel suo insieme riveste un ruolo dominante, la Germania rimane di gran lunga la destinazione più importante. Gli Stati Uniti restano il principale mercato di sbocco extraeuropeo. Per quanto riguarda invece i nuovi mercati che le aziende intendono conquistare, l’attenzione è rivolta soprattutto a Paesi e regioni asiatiche, come India, Corea del Sud e Giappone.
Consultate qui le brevi dichiarazioni a riguardo di Alberto Silini, Senior Director Regional Consultants EMEA, Xavier Cornut, Consultant Europe + CIS e Eleonora Di Canio, Consultant Southern Switzerland.
Eleonora Di Canio
Consultant Southern Switzerland

