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Consigliere federale Parmelin: “Con gli USA stiamo svolgendo colloqui esplorativi a pieno ritmo”

Il ministro dell’economia Guy Parmelin intervistato ha affermato che le discussioni preliminari tra la Svizzera e gli USA per l’avvio delle trattative legate a un accordo di libero scambio si svolgono a pieno ritmo. La Svizzera vuole sviluppare ulteriormente l’accordo stipulato con la Cina nel 2014.

L’elaborazione e lo sviluppo ulteriore della rete di accordi di libero scambio svizzeri sono al centro della politica del commercio estero del Consigliere federale Parmelin.
L’elaborazione e lo sviluppo ulteriore della rete di accordi di libero scambio svizzeri sono al centro della politica del commercio estero del Consigliere federale Parmelin.

Consigliere federale, quali sono le priorità economiche-politiche che vuole fissare nei prossimi anni?

In primo piano, a mio avviso, non vi è una rivoluzione, bensì un miglioramento e un’ottimizzazione degli strumenti già esistenti. Come esempio consideriamo il nostro sistema dell’imposizione delle imprese: il “sì” dell’elettorato svizzero il 19 maggio in merito alla riforma fiscale, ci ha conferito la necessaria stabilità nell’ambito dell’imposizione delle imprese. Possiamo però migliorare ulteriormente le condizioni quadro anche in altri settori, ad esempio, riducendo la burocrazia in particolare presso le PMI. Infine, si tratta di organizzare le condizioni quadro in modo tale da poter preservare i nostri assi, quali il nostro eccellente sistema di formazione e di ricerca.

Che cosa si devono aspettare gli esportatori svizzeri dalla loro politica di commercio estero?

La Svizzera dispone di una rete ben sviluppata di accordi di libero scambio. Tale rete è valida dove reputiamo utile operare miglioramenti e un ulteriore sviluppo. Questo vale naturalmente per l’accordo di libero scambio con la Cina del 2014. Entrambe le parti sono molto impegnate su questo fronte. Vogliamo aggiornare anche l’accordo di libero scambio con il Giappone in vigore già da dieci anni. Per quanto riguarda nuovi accordi di libero scambio, attualmente sono in corso nuove trattative con gli Stati sudamericani membri del Mercorsur, ma anche con Paesi asiatici quali l’India, la Malesia e il Vietnam. Con gli USA stiamo svolgendo colloqui esplorativi a pieno ritmo per avviare altresì trattative per un accordo di libero scambio.

Quali miglioramenti sono necessari per l’accordo di libero scambio con la Cina?

Fondamentalmente vi sono diverse cose che possono essere migliorate. Nel Parlamento svizzero viene sollevata la critica secondo la quale imprese statali cinesi potrebbero acquistare aziende presso di noi, viceversa invece non è così semplice. Abbiamo perciò bisogno di una migliore reciprocità per gli investimenti. Nell’accordo di libero scambio vi è rispettivamente una clausola che dice che le parti si riuniscono dopo un certo periodo per discutere su quali sono gli aspetti che funzionano bene e quali meno bene. Questa clausola può essere utilizzata dalla Svizzera. Per l’implementazione effettiva di una proposta di miglioramento è richiesto tuttavia sempre il consenso di entrambe le parti.

L’economia mondiale attualmente soffre a causa della Brexit, del conflitto commerciale USA-Cina e di altre crisi politiche. Numerose PMI esportatrici svizzere si mostrano insicure. Che cosa consiglia loro?

Una struttura come Switzerland Global Enterprise rappresenta un importante sostegno per le PMI proprio in tempi instabili dal punto di vista della politica mondiale e dell’economia. La Svizzera non può controllare l’esito di eventi politici internazionali quali la Brexit. Ciò che invece possiamo fare è anticipare preventivamente i singoli scenari. Con il Regno Unito abbiamo sottoscritto già a febbraio un nuovo accordo bilaterale che regola tutte le nostre relazioni commerciali in caso di una “hard Brexit”. Nel conflitto commerciale tra gli USA e la Cina per la Svizzera è invece difficile esercitare un influsso diretto. Qui possiamo semplicemente provare insieme ad altri Paesi a portare sulla via del dialogo entrambe le due grandi potenze nell’interesse dell’economia mondiale.

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