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“La Svizzera deve il suo successo alla sua mentalità liberale e pragmatica.”

L’IDSIA di Lugano è un istituto di ricerca svizzero, leader globale nella ricerca sull’IA. Ha ottenuto grandi riscontri in tutto il mondo grazie al suo algoritmo LSTM, attualmente la tipologia più utilizzata di reti neurali. Marco Zaffalon, Direttore scientifico dell’IDSIA USI-SUPSI, ci parla dei trend nell’IA e del perché la Svizzera è ben posizionata come hub di ricerca e sviluppo.

Marco Zaffalon, Direttore scientifico dell’IDSIA USI-SUPSI
Marco Zaffalon, Direttore scientifico IDSIA USI-SUPSI: “Abbiamo sviluppato un gran numero di progetti applicati insieme alle aziende.”

Marco Zaffalon è Professore e Direttore scientifico dell’Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale (IDSIA USI-SUPSI) a Lugano in Svizzera. Guida un gruppo dedicato al machine learning probabilistico composto da 30 ricercatori a tempo pieno. Il prof. Zaffalon ha pubblicato 150 paper ed è co-fondatore di Artificialy, un’azienda innovativa di soluzioni IA con sede a Lugano. In quest’intervista ci parla dei punti di forza della Svizzera nell’ambito dell’intelligenza artificiale (IA).


L’IDSIA è conosciuto in tutto il mondo per le sue ricerche nell’ambito dell’IA. Quali sono le diverse applicazioni e innovazioni tecnologiche lanciate dall’IDSIA? 

L’IDSIA è conosciuta in tutto il mondo per i suoi studi sugli algoritmi di ottimizzazione – ad esempio nel routing e nello scheduling per le supply chain – ispirati dal comportamento delle formiche: il cosiddetto ant colony optimisation (ACO). Queste ricerche hanno poi ispirato la robotica degli sciami, in cui robot molto semplici creano comportamenti collettivi mediante una comunicazione indiretta tra di loro, proprio come fanno le formiche. In termini tecnici si parla di stigmergia. 

Vantiamo poi una lunga storia di progetti applicati sviluppati in collaborazione con varie aziende, e dal lavoro a questi progetti sono nate diverse innovazioni speciali. 

Attualmente un argomento di grande interesse è la LSTM (long short-term memory), un tipo di rete neurale nato nel 1997 dalla collaborazione tra l’IDSIA e l’Università tecnica di Monaco. Probabilmente è il tipo di rete neurale oggi più usato al mondo: lo utilizzano anche i grandi player come Apple, Google, Amazon ecc.


Quali sono al momento i più importanti trend nel settore dell’intelligenza artificiale e in quali ambiti crede che ci siano margini di crescita per le applicazioni IA?

L’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) è cresciuta molto negli ultimi tempi, trainata dagli enormi progressi ottenuti con l’apprendimento profondo o deep learning, come ad esempio il GPT-3 di OpenAI. Osserviamo un gran numero di richieste in questo ambito, soprattutto da aziende del settore bancario e di quello assicurativo, in generale ambiti caratterizzati da un’abbondanza di testi e norme.

Si nota un maggiore utilizzo dell’IA anche nell’Industria 4.0 e nell’Internet delle cose (IoT), che sta crescendo molto rapidamente nelle aziende manifatturiere. 

Parlando più in generale, credo che in questa fase storica tutti i settori industriali dovrebbero crescere in maniera esponenziale grazie all’IA. Se questo non succede vuol dire che c’è un problema, e dobbiamo capire meglio dov’è appunto questo problema per rimuovere possibili ostacoli. In altre parole, voglio dire che l’IA è già pronta per aiutare le aziende a crescere. Se non abbiamo sfruttato questa opportunità è colpa nostra.

Credo che in questa fase storica tutti i settori industriali dovrebbero crescere in maniera esponenziale grazie all’IA.


Il know-how e il trasferimento tecnologico sono elementi importanti del vostro lavoro. E sono aspetti molto interessanti per le aziende. Come sono strutturate le vostre collaborazioni con le aziende svizzere e internazionali?

Sì, il nostro know-how suscita l’interesse delle aziende. Solitamente collaboriamo con loro tramite Innosuisse, l’Agenzia svizzera per la promozione dell’innovazione, che finanzia le cooperazioni tra centri di ricerca e società private. È un’ottima opportunità per le aziende, specialmente per quelle che non si possono permettere investimenti nell’innovazione con ricerche applicate. Di solito questi progetti durano un anno e mezzo e possono offrire un grande contributo all’innovazione delle aziende. 

Molte aziende invece preferiscono assegnarci un mandato diretto, magari per velocizzare il lavoro. In un modo o in un altro, solitamente lavoriamo a 20 progetti applicati in contemporanea. UBS, Mastercard, Novartis, Roche, Georg Fischer e Bystronic sono alcune delle aziende con cui abbiamo lavorato o stiamo collaborando. 

Il successo della Svizzera come piazza economica è molto legato al grande dispiego di risorse e alle numerose attività in ricerca e sviluppo: nelle università, negli istituti di ricerca e nelle aziende. Secondo lei, a che punto è la Svizzera rispetto ad altri Paesi come hub di conoscenze in R&S? 

La Svizzera è posizionata molto bene, e questo per varie motivazioni oggettive:

  • innanzitutto, la percentuale di PIL investita ogni anno dal governo in R&S è la più alta al mondo; 
  • la qualità dei politecnici e i numerosissimi centri di ricerca di alto profilo distribuiti in tutto il Paese; 
  • i grandi player del settore privato, come Roche, Novartis, UBS e ABB, investono massicciamente nella ricerca, per cui la Svizzera è prima al mondo anche nel numero di domande di brevetti pro capite; 
  • il fitto tessuto di piccole e medie imprese svizzere, tra le migliori nei rispettivi ambiti;
  • il
  • sistema svizzero di formazione duale, con una componente più teorica e una più applicata, che viene spesso lodato in tutto il mondo come esempio di buon sistema formativo. 

Secondo me, comunque, la Svizzera deve il suo successo in primo luogo alla sua mentalità liberale e pragmatica. La burocrazia è ridotta al minimo, lo Stato si fida dei cittadini, l’innovazione viene accolta e incentivata, da qualsiasi luogo provenga. Io, ad esempio, sono arrivato dall’Italia subito dopo il PhD e non conoscevo nessuno. Ma comunque mi hanno dato la libertà di svolgere le mie ricerche e di ottenere vari finanziamenti. Ho potuto formare un ampio gruppo di ricercatori e sono diventato Direttore scientifico dell’IDSIA nonché professore. 

La burocrazia è ridotta al minimo, lo Stato si fida dei cittadini, l’innovazione viene accolta e incentivata, da qualsiasi luogo provenga.

La Svizzera può essere un hub di ricerca e sviluppo per l’IA?   

L’intelligenza artificiale è una grande opportunità. Ma è un treno che corre veloce ed è facile farselo scappare, nonostante i nostri successi passati. Dobbiamo iniziare a correre per prenderlo. E la risposta non è solo creare nuove cattedre sull’IA in un Politecnico. Bisogna fare molto di più. Il sistema del Paese nel suo complesso deve abbracciare il cambiamento. Magari vi starete chiedendo perché dico tutte queste cose parlando dell’IA e non di altri ambiti dell’innovazione. La risposta è che l’IA, a differenza di altri settori, andrà a pervadere tutti i campi. A livello globale, per il decennio in corso il giro d’affari legato all’IA è stimato intorno ai 13’000 miliardi di dollari. Si tratta quindi del nostro futuro e del nostro benessere.


Cos’è l’IDSIA
L’Istituto Dalle Molle di Studi sull’Intelligenza Artificiale (IDSIA), con sede a Lugano nel Canton Ticino, è stato fondato nel 1988. Ha raggiunto il successo internazionale negli anni ’90 grazie all’invenzione e allo sviluppo della long short-term memory (LSTM), un algoritmo ora utilizzato da Google, Facebook e Apple per il riconoscimento vocale. Dall’IDSIA vengono anche i più importanti ricercatori e le maggiori tecnologie di DeepMind, un’azienda specializzata in IA acquisita da Google per 500 milioni di dollari solo poche ore dopo la fondazione. www.idsia.ch


 

 

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