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«L’India non è così difficile come sembra»

L’ex manager di TATA, Alan Rosling, racconta come l’India si distingua tra i Paesi emergenti, in che modo il Presidente Modi faccia progressi e perché le PMI dovrebbero innanzitutto trascorrere tempo nel Paese. Rosling ha tenuto una relazione in occasione dell’evento “Asia Leaders Series”, svoltosi a Zurigo, parlando del cammino in progresso intrapreso dall’India.

Alan Rosling
Alan Rosling

Il Presidente Modi ha risvegliato grandi speranze nei confronti di riforme e del progresso in India, all’interno della comunità economica internazionale. La comunità fa bene a sperare?

Penso che il Presidente Modi si distingua marcatamente dai leader politici degli ultimi 30 anni. Un vantaggio è costituito dalla sua chiara maggioranza alla camera bassa del Parlamento indiano e da un mandato personale molto esaustivo. Penso che a lui venga offerta un’opportunità storica di poter conseguire progressi, mentre la coalizione di governo precedente aveva difficoltà. Ha provato a preservare il suo metodo di lavoro del periodo in cui era Premier di Guajarat, all’epoca si è registrata una crescita molto elevata per un decennio.

Sono veramente convinto che il progresso sia qui evidente. Diventa sempre più semplice gestire un’impresa, migliora anche la solidità finanziaria del Paese. Naturalmente Modi controlla soltanto il primo dei tre livelli del governo, centrale, statale e locale. Tuttavia l’agenda pubblica è sotto il suo pieno controllo.

L’India può sembrare un po’ troppo grande, soprattutto per le piccole e medie imprese…

Gestisco una PMI. La mia impresa ha sede a Hong Kong e io faccio affari in India e con l’India. Capisco che questo mercato possa sembrare esigente, soprattutto per le piccole imprese, ma in realtà si prospetta un’enorme e crescente opportunità, in continuo aumento.

Le PMI svizzere sono spesso trainate dalla tecnologia e a loro si aprono qui un mercato e una clientela molto attrattivi. Qui mancano l’auto innovazione e vie per affrontare le situazioni in maniera diversa.

Il mio consiglio è fondamentalmente quello di trascorrere tempo nel mercato, di parlare con i clienti, i quali reagiranno con molta positività, perché le persone in India sono molto aperte alla novità e amano discutere con persone diverse da loro. Molte imprese optano per una joint-venture oppure provano a trovare un partner; un distributore oppure un delegato. Alle piccole e medie imprese generalmente consiglio di scegliere una joint-venture, se non vi è un vero valore aggiunto derivante dal partner indiano della joint-venture. Perché è possibile assumere personale veramente qualificato. E questo fa la differenza.

Dobbiamo ripensare la nostra immagine dell’India quale Paese complicato e altamente burocratico?

La nazione può essere complicata a seconda del settore. Se avete a che fare con il governo, vi renderete conto che è spesso regolato in modo complicato, così come la difesa, l’industria nucleare o dei media. Ma ciò può essere il caso della maggior parte dei Paesi. Essa, a mio avviso non è così complessa come appare, in particolare se si è in contatto diretto con il cliente del settore privato.

La maggior parte dei settori sono ora accessibili apertamente: è relativamente semplice insediare una rappresentanza commerciale o un ufficio di vendita. Si tratta veramente di penetrare nel mercato e successivamente richiedere una consulenza adeguata da parte di un contabile o di un avvocato, sulla base del buon senso. Il mio consiglio è nuovamente di fare il proprio ingresso sul mercato, discutere con le persone, attendere le reazioni dei clienti e in seguito, quando si prestano opportunità di profitto, troverete la strada giusta per beneficiare di queste opportunità.

Qual è la sua previsione a lungo termine per il mercato indiano, quali sono i settori che avanzano?

Dunque, i settori principali? L’India è un’economia in crescita. Il PIL cresce attualmente del 7-8%, ecco perché la maggior parte delle imprese cresce rapidamente. La domanda in molti settori potrebbe crescere di 1,5 o 2 volte rispetto al livello della Cina di 10-20 anni fa. Pare che tale tendenza resti invariata anche in futuro. Tra i settori particolarmente forti si annovera l’energia, soprattutto le energie rinnovabili e l’infrastruttura, nonché i beni di consumo con i prodotti di marca, destinati sia al ceto medio superiore, sia al ceto medio con una maggior consapevolezza dei costi. Inoltre, nei prossimi 10 anni diventerà molto interessante come piazza di produzione per l’export, si concretizzeranno così opportunità per i fornitori svizzeri.

Ci può raccontare qualcosa in più su ciò che succede nel settore cleantech e in quello delle energie rinnovabili e come e dove le imprese svizzere possono apportare competenze specialistiche?

Si sta muovendo tanto. Le direttive per l’energia pulita negli ultimi 10 anni sono state ben elaborate. Il settore delle energie rinnovabili, in particolare l’energia eolica e negli ultimi anni l’energia solare, ha vissuto un boom e ha appena superato quota 12GW installati. L’India è oggi uno dei più grandi mercati solari del mondo. E il solare ha un grande potenziale, dato che le risorse solari sono inesauribili e che vi sono molti deserti.

Altre opportunità cleantech come le tecnologie idriche sono più problematiche, perché il mercato per questo tipo di tecnologia dipende tendenzialmente dai governi locali, piuttosto che dai governi locali. Inoltre, vi è una serie di attività per quanto riguarda la gestione dei rifiuti e del riciclaggio.

In merito alle difficoltà che affrontano le PMI nell’attività di business in India, potrebbe fornirci qualche consiglio per accelerare procedure e trattative?

Qui tutto si verifica molto rapidamente. Uno dei vantaggi del Paese, in qualità di mercato in crescita, è che l’intera infrastruttura immateriale, necessaria per accedere a un tale mercato, è già disponibile: consulenza professionale, engineering, formazione, conoscenza della lingua inglese. Molti di questi aspetti mancano nei Paesi emergenti.

Tuttavia vi sono differenze culturali e non possiamo considerarla esclusivamente come un luogo unitario. È fondamentale prestare attenzione alle tendenze culturali generali del Paese, ma anche alla sintonia individuale con ogni persona o impresa, con cui avete a che fare.

Per quanto riguarda l’etica, il Paese possiede alcuni dei migliori standard aziendali del mondo, però alle volte anche tra i peggiori. Il mio consiglio per coloro che hanno a che fare con l’India è sapere con chi ci si relaziona. Cercate di instaurare rapporti personali, questi sono essenziali. Non potete basarvi solo sul contratto. Dovete instaurare un legame profondo e personale con i vostri clienti e collaboratori.

Siate ampiamente consapevoli anche dell’importanza di concedersi tempo, degli appuntamenti e dell’avanzamento dei progetti. Quando qui si dice che la consegna avverrà venerdì, non significa per forza che essa sarà effettuata proprio in quel giorno. Dovete adattarvi; vi sono evidentemente differenze culturali tra l’atteggiamento europeo e quello indiano, quest’ultimo molto più rilassato.

Alan Rosling, CBE; già direttore nel consiglio di amministrazione di TATA e consulente politico del premier britannico John Major. Il suo libro intitolato “Boom Country? The New Wawe of Indian Enterprise” è stato pubblicato a Maggio 2017 da Hachette.

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