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TTIP: conseguenze per gli esportatori svizzeri

Il TTIP non è ancora stato concluso! Se si concretizzerà il TTIP tra l’UE e gli USA, per alcuni settori svizzeri si creeranno potenziali svantaggi, per altri gli effetti saranno invece avvertiti in misura minore: è quanto emerge da un recente studio commissionato da S-GE che si basa su un’analisi di dati doganali.
Documenti doganali per l’utilizzo dell’accordo di libero scambio
Il TTIP ha diverse conseguenze sugli esportatori

A seconda della categoria di prodotti, l’export svizzero sarebbe interessato in maniera molto diversa dalla possibile attuazione del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), la cui conclusione e i contenuti, dopo le elezioni Presidenziali negli Usa, restano ancora aperti. “Sono proprio le piccole e medie imprese esportatrici a dover fare i conti con una concorrenza più agguerrita sul mercato USA proveniente dall’UE. Esse sono prevalentemente attive nei settori in cui oggi vengono ancora pagati i dazi. In futuro, nell’ambito del TTIP, tali dazi saranno eliminati per i loro concorrenti europei”, afferma Daniel Küng, CEO di Switzerland Global Enterprise, commentando i risultati dello studio.

Oggi, vengono ancora pagati dazi per almeno il 25% delle esportazioni svizzere negli USA. Ciò riguarda i prodotti dell’industria MEM e di precisione, ovvero macchine, motori e generatori, nonché veicoli, orologi, prodotti tessili e dell’industria chimica. Tra i produttori di generi alimentari, gli esportatori pagano ancora oggi dazi su formaggi, su determinati preparati alimentari, cioccolato e prodotti a base di zuccheri. Ad essere interessate sono tante altre posizioni dai volumi d’esportazione più contenuti, nello specifico quelle delle calzature, dei prodotti in gomma e vetro, delle lampade, delle attrezzature sportive e per il tempo libero. Lo studio stima un potenziale di risparmio annuo di oltre 222 milioni di dollari USA, nel caso in cui le imprese svizzere non dovessero più pagare tali dazi, ossia se venisse concluso un accordo di libero scambio tra la Svizzera e gli USA o se la Svizzera aderisse al TTIP.

La conclusione del TTIP dovrebbe avere conseguenze limitate per il 63% delle esportazioni svizzere negli USA, perché già oggi gli USA non impongono alcun dazio su di esse. A causa di un accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio ad essere interessati sono in particolare i prodotti farmaceutici, ovvero il 37% delle esportazioni svizzere negli USA. Altri prodotti chimici svizzeri sono invece ancora soggetti a dazi.

PMI: valutare la strategia di mercato

“Consigliamo alle PMI di valutare la propria strategia di mercato, la situazione concorrenziale ed eventualmente di adattarla, non appena verrà concluso un accordo e sarà noto come la Svizzera vorrà agire in merito”, sostiene Daniel Küng. I produttori di macchine, veicoli, strumenti e prodotti dell’industria tessile dovrebbero, ad esempio, confrontarsi maggiormente con i loro concorrenti tedeschi. Il ramo chimico sarebbe sottoposto ad una concorrenza più accentuata con imprese provenienti in particolare dall’Irlanda e dalla Germania. I produttori di cioccolato e di prodotti a base di zuccheri dovrebbero tenere maggiormente sotto controllo Belgio, Germania, Francia, Spagna e Olanda. Se parallelamente entrasse in vigore anche il Partenariato Trans-Pacifico (TTP), che è già stato firmato, anche la concorrenza proveniente dall’Estremo Oriente avrebbe un acceso privilegiato al mercato USA.

Qualora le regole dell’origine dettate dal TTIP fossero troppo severe, i subfornitori svizzeri potrebbero trovarsi in posizione di svantaggio, nella misura in cui gli acquirenti europei preferiranno prevalentemente i subfornitori dell’UE. Per loro sarebbe più semplice far valere l’origine europea e in tal senso beneficiare delle esenzioni doganali nell’ambito del trattato TTIP, piuttosto che utilizzare pezzi di origine svizzera.

Lo studio

Le analisi sono state condotte dal Prof. Dr. Patrick Ziltener dell’Università di Zurigo su incarico di Switzerland Global Enterprise, basandosi su dati UN Comtrade 2015. Non sono state prese in considerazione le conseguenze di un’eventuale armonizzazione regolatoria tra gli USA e l’UE.

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