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Glossario

Definizioni e termini sull'esportazione.

    

Accordi bilaterali Svizzera - Unione europea (I e II)

Gli Accordi bilaterali I sono un pacchetto di sette accordi settoriali stipulati tra la Svizzera e l'Unione europea (EU) tra il 1994 e il 1998 che riguardano la ricerca, l'agricoltura, il traffico aereo, gli appalti pubblici, la circolazione di persone, il traffico su strada e su rotaia e gli ostacoli tecnici agli scambi (riconoscimento reciproco di valutazioni della conformità). Gli accordi sono stati sottoscritti il 21 giugno 1999. Gli aventi diritto al voto svizzeri hanno approvato gli accordi il 21 maggio 2000, con una percentuale di voti favorevoli del 67,2%. Gli accordi sono entrati in vigore il 1° giugno 2002, alla conclusione del processo di ratifica negli stati membri dell'UE. Il 1° maggio 2004 questi accordi sono stati estesi anche ai dieci nuovi stati membri dell'UE, con l'eccezione della libera circolazione delle persone. La libera circolazione delle persone è stata estesa anche ai dieci nuovi stati membri dell'UE il 1° aprile 2006 dopo la consultazione con esito favorevole del 25 settembre 2005. L’8 febbraio 2009 la libera circolazione delle persone è stata estesa all’Ungheria e alla Romania.

In una seconda fase delle trattative, il 19 maggio 2004 la Svizzera e l'EU sono giunte ad un accordo ("Accordi bilaterali II") anche in altri nove settori: prodotti agricoli trasformati; istruzione, formazione professionale e gioventù; media; statistica; ambiente; doppia imposizione delle pensioni di dipendenti EU pensionati con residenza in Svizzera; collaborazione nei settori giustizia, polizia, asilo e migrazione; tassazione dei redditi da risparmio; lotta contro la frode.

Gli Accordi bilaterali II entrano in vigore in momenti differenti. Sono già in vigore l'accordo sui prodotti agricoli trasformati (dal 30 marzo 2005), l'accordo sulle pensioni (dal 31 maggio 2005), l'accordo sulla tassazione dei redditi da risparmio (dal 1° luglio 2005 e l'accordo sui programmi media e sull'ambiente (dal 1° aprile 2006). L'accordo sulla statistica è entrato in vigore il 1° gennaio 2007. L'accordo di Schengen è invece entrato formalmente in vigore in Svizzera il 1° marzo 2008 e divenuto operativo alla fine del 2008

Gli accordi bilaterali hanno rimosso i principali ostacoli rimasti dopo il rifiuto dell'Accordo sullo Spazio Economico Europeo (SEE) da parte del popolo svizzero nel 1992 che impedivano lo sviluppo di rapporti d'affari con l'UE da parte dell'economia svizzera.

Gli accordi bilaterali sono il principale completamento delle relazioni economiche tra la Svizzera e l'UE dalla conclusione dell'Accordo di libero scambio del 1972.

Accordi di libero scambio

Gli accordi di libero scambio regolamentano il traffico delle merci tra gli Stati contraenti. Le merci che rientrano nel campo d’applicazione di questo tipo di accordo sono esonerate dai dazi doganali o beneficiano di sgravi. Questo trattamento preferenziale è concesso unicamente alle merci reputate “prodotti originari” (ai sensi delle specifiche regole d’origine degli accordi) di uno degli Stati contraenti. La Svizzera ha firmato accordi di libero scambio con vari Paesi e gruppi di Paesi.

Accordo di libero scambio Svizzera-Unione Europea

Dato che la Svizzera non fa parte dell'Unione europea (UE), la maggior parte del nostro traffico di merci si basa sull'Accordo di libero scambio Svizzera-UE del 1972. Il testo dell'Accordo del 22 luglio 1972 tra la Confederazione svizzera e la Comunità economica europea (RS 0.632.401.) è disponibile online.

ADR

Accordo europeo relativo al trasporto internazionale su strada delle merci pericolose

ADR è l’accordo europeo relativo al trasporto internazionale su strada delle merci pericolose. Con le direttive ADR è stato approvato un regolamento valido in tutta l’Europa che disciplina il trasporto su strada delle merci pericolose. L’ADR stabilisce quali merci debbano essere considerate pericolose, le norme per l’imballaggio e l'etichettatura nonché i requisiti di sicurezza per i relativi mezzi di trasporto.

AEO

AEO (Authorised Economic Operator)

Lo status di operatore economico autorizzati AEO viene conferito alle persone giuridiche ritenute affidabili in fatto di sicurezza nella catena internazionale della fornitura di merci e servizi. Chi ha ottenuto tale statuto gode di agevolazioni nei controlli rilevanti per la sicurezza; inoltre è riconosciuto dagli Stati con cui la Svizzera ha stipulato un apposito accordo (attualmente l’UE, con la Norvegia le trattative sono in fase conclusiva, e seguiranno trattative con gli USA, la Cina e il Giappone).

Per un’impresa svizzera è necessario innanzitutto capire quali conseguenze economiche possono scaturire da una mancata certificazione AEO. Anche i costi di tale certificazione devono essere chiariti (valutare se è necessario prendere provvedimenti, se è sufficiente il sistema dei controlli interni, se sono necessari costi per la soddisfazione dei requisiti di sicurezza, ecc.).

Per ulteriori informazion: Amministrazione federale delle dogane – AEO.

Ammissione temporanea

La procedura relativa all'ammissione temporanea consente di introdurre nel Paese destinatario merci che non sono importate definitivamente, ma che vengono invece usate solo temporaneamente ed entro un dato termine sono destinate ad essere riesportate senza aver subito alcuna modifica. Nella maggior parte dei casi non vengono riscossi tributi doganali definitivi per l’ammissione temporanea, poiché giustificati solo qualora le merci provenienti dall’estero stazionassero definitivamente su suolo doganale svizzero e venissero immesse nel circuito economico.

Sostanzialmente, quasi tutte le merci possono essere importate secondo il principio dell'ammissione temporanea. In ogni caso non sono consentite modifiche alle merci. Le principali categorie di merci collocate in ammissione temporanea sono il materiale professionale, le merci utilizzate in occasione di esposizioni o fiere e gli imballaggi riutilizzabili.

Se una merce viene importata in regime di ammissione temporanea, gli uffici doganali riscuotono in ogni caso un deposito di sicurezza (garanzia) pari all’importo del tributo doganale applicato se la merce venisse immessa nel circuito economico. Al momento della completa e tempestiva riesportazione dei beni, il deposito viene restituito. Se la merce o una parte di essa resta sul suolo nazionale, i tributi vengono definitivamente riscossi.

Appalti pubblici

La banca dati online dell'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee Tenders Electronic Daily contiene tutti gli appalti pubblici pubblicati nel Supplemento alla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.

In quest'ultimo (chiamato anche "Supplemento S" o "GU S") vengono pubblicati tutti i bandi di gara che superano determinate soglie e che devono pertanto essere resi pubblici nell'UE.

ted.europa.eu

ARR

Mutual Recognition Agreement / Accordo sul reciproco riconoscimento delle valutazioni della conformità

Tramite questo accordo lo Stato importatore si impegna a riconoscere la valutazione della conformità del prodotto svolta nel Paese esportatore, a condizione che sia stata effettuata una valutazione secondo le norme vigenti nel Paese d’importazione e che l’organo di valutazione della conformità adempia ai requisiti stabiliti dall’accordo. Grazie all’accordo sul reciproco riconoscimento delle valutazioni della conformità i prodotti destinati sia al mercato svizzero che a quello europeo devono essere sottoposti esclusivamente ad un’unica valutazione della conformità. Non ha nessuna importanza se l’organo di valutazione ha sede in Svizzera o nell’UE. Il certificato di conformità autorizza il produttore ad apporre sul proprio prodotto il contrassegno "CE", necessario per la commercializzazione sul mercato europeo. Si tratta dell’abbattimento di un importante ostacolo al commercio di carattere non tariffario che finora aveva fortemente limitato il libero scambio nel settore dei beni industriali.

ASEAN

Associazione di dieci stati indipendenti del sud-est asiatico. L'ASEAN (Association of South East Asian Nations) è stata fondata a Bangkok nell'agosto 1967 da Indonesia, Malaysia, Filippine, Singapore e Tailandia. Il Brunei vi ha aderito nel 1984, il Vietnam si è aggiunto nel 1995. Myanmar (l'ex Birmania) e il Laos sono stati accolti nell'organizzazione come membri effettivi nel 1997, la Cambogia nel 1999.

Il Segretariato generale dell'ASEAN ha sede a Giacarta, in Indonesia. I principali obiettivi dell'organizzazione stabiliti nella Dichiarazione di Bangkok del 1967 sono: l'accelerazione della crescita economica, il progresso sociale e culturale nonché l'assicurazione di pace e stabilità nella regione.

Nel 1977 è stato dato vita ad un forum assieme al Giappone e nel 1980 è stato firmato un accordo di cooperazione con l'Unione europea. Nel 1992 gli stati membri dell'ASEAN hanno deliberato la costituzione di una zona di libero scambio e la riduzione dei dazi doganali per beni non agricoli a partire dal 1993 e per una durata di 15 anni.

Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni ASRE

L'Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni (ASRE) offre assicurazioni per i finanziamenti all'esportazione, esportazioni di beni di consumo e d'investimento, lavori di costruzione e d'ingegneria e di altri servizi, sia per le PMI che per le grandi imprese. Non sono necessarie dimensioni minime, né in riferimento all'azienda né al volume di ordini. L'ASRE è attiva in quei settori del mercato assicurativo del credito in cui gli assicuratori privati non sono presenti o solo in misura limitata.

Con le sue prestazioni l'ASRE offre sicurezza e fiducia nel caso di attività di esportazione in Paesi economicamente e politicamente instabili. Essa garantisce così la competitività dell'economia estera svizzera a livello internazionale e contribuisce al mantenimento e alla creazione di nuovi posti di lavoro in Svizzera. Proprio per questo è uno strumento importante della politica della piazza economica della Confederazione.

Per domande riguardanti l'ASRE e le sue offerte potete contattare Herbert Wight (herbert.wight@serv-ch.com o +41 44 384 47 80) oppure Verena Utzinger (verena.utzinger@serv-ch.com o +41 44 384 47 85). Ulteriori informazioni sono reperibili anche al sito ‹www.serv-ch.com›.

Associazione europea di libero scambio (EFTA)

Dell'EFTA (European Free Trade Association) fanno ancora parte (solo) Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Ne sono usciti per aderire all'Unione europea (UE) la Danimarca, la Finlandia, la Gran Bretagna, l'Austria, il Portogallo e la Svezia. La sede principale dell'EFTA si trova a Ginevra; l'Associazione è stata fondata nel 1960. Gli obiettivi dei membri fondatori (tra cui la Svizzera), per i quali allora non era pensabile un'adesione alla Comunità Economica Europea (CEE, oggi UE) per motivi politici, erano la tutela dei propri interessi e il miglioramento della loro posizione nelle trattative con la CEE, nonché la creazione di una zona di libero scambio.

Grazie all'Accordo di libero scambio in vigore dal 1973 tra gli stati EFTA e la CEE è stata creata una zona di libero scambio senza dazi doganali o restrizioni quantitative nei settori commerciale-industriale e minerario (industria siderurgica e del carbone). Dal 1994 i tre stati EFTA di Liechtenstein, Norvegia e Islanda collaborano con l'UE nell'ambito dello Spazio Economico Europeo (SEE). Nel SEE vale la libera circolazione di merci, servizi, capitali e persone in modo simile a quanto avviene sul mercato unico dell'Unione Europea. La Svizzera ha rifiutato di aderire al SEE con la consultazione popolare del 1992.

Gli stati EFTA non hanno quasi più importanza per il commercio estero svizzero: in questi Paesi arriva appena lo 0,2 percento delle esportazioni totali. L'EFTA riveste un certo significato per la Svizzera solo come piattaforma per la trattativa di accordi di libero scambio. Negli ultimi anni l'EFTA ha concluso una serie di tali accordi con gli stati dell'Europa centrorientale e del Mediterraneo. Da qualche tempo l'EFTA cerca di sviluppare accordi di libero scambio anche con Paesi di oltremare. Con il Messico, Singapore, il Canada e la Corea, per esempio, si è già avuto successo. Potete trovare un riassunto dei Paesi con cui l'EFTA (e quindi anche la Svizzera) ha concluso accordi di libero scambio e i testi consolidati di tali accordi sul sito web dell'EFTA.

Beni dual use

Beni con duplice impiego (civile e militare). L'esportazione di tali prodotti è soggetta ad autorizzazione da parte della Segreteria di Stato dell'economia (SECO).

Brevetto

Un diritto attribuito da un ufficio dei brevetti riconosciuto che garantisce all'inventore di beni utilizzabili ad uso commerciale il diritto d'uso esclusivo su di essi. L'inventore può escludere altri dalla produzione, dalla vendita o dall'uso sulla base del brevetto. Ha anche la possibilità di trasmettere ad altri questo diritto tramite la vendita del brevetto o con contratti di licenza. Un brevetto vale per un determinato paese o gruppo di paesi e per un tempo determinato (al massimo 20 anni). Come controprestazione l'inventore deve rendere pubblica la sua scoperta. Un deposito di brevetto deve rispettare i seguenti presupposti

* L'invenzione risolve un problema tecnico con i mezzi della tecnica
* L'invenzione è utilizzabile ad uso commerciale
* L'invenzione è originale. Al momento del deposito non deve essere conosciuta al pubblico. Ciò che prima della data del suo deposito è stato reso accessibile al pubblico per mezzo di descrizioni orali o scritte, di uso o in altro modo appartiene allo stato della tecnica.

Non sono brevettabili

* Idee, concetti, scoperte, teorie scientifiche e metodi matematici, realizzazione estetica di forme (design)
* Programmi per computer (invenzioni relative ai programmi possono invece essere brevettabili a determinate condizioni)
* Regole di gioco, sistemi di lotteria, metodi di apprendimento ed organizzazione di sequenze operative
* Procedure di diagnostica, terapia e chirurgia che possono essere applicate a corpi umani o animali
* Tipi di piante e di animali e procedure essenzialmente biologiche per l'allevamento di animali o la coltivazione di piante
* Invenzioni che ledono l'ordine pubblico o che costituiscono reato contro il buon costume.

La tutela di invenzioni per mezzo di brevetti acquista sempre più importanza alla luce della pressione della concorrenza e del rischio di imitazioni. In Svizzera si possono depositare brevetti presso l'Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (IPI). La Svizzera fa parte dell'Organizzazione europea dei brevetti che gestisce l'Ufficio europeo dei brevetti. I membri dell'Organizzazione europea dei brevetti hanno sviluppato una banca dati chiamata esp@cenet. L'impiego della banca dati consente di farsi un'idea sullo stato della tecnica.

Carnet ATA

Il Carnet ATA (acronimo di Admission Temporaire - Temporary Admission) è un documento doganale che permette l'introduzione temporanea esente da dogana di una merce in un altro paese e la sua successiva reintroduzione in Svizzera. Il Carnet ATA fa sì che al superamento della frontiera il soggetto a dazio eviti tra le altre cose la prestazione di garanzia per le tasse all'importazione e risparmia all'amministrazione doganale l'emissione di documenti doganali nazionali. Per poter impiegare un Carnet ATA devono per prima cosa essere rispettati due presupposti:

il paese di destinazione della merce deve aver aderito alla procedura del Carnet ATA e

la merce deve essere destinata ad uno dei tre scopi seguenti: materiali professionali, merci per esposizioni, campioni.

Non è consentito l'utilizzo del Carnet ATA per merce destinata ad essere riparata o lavorata. In Svizzera i Carnet ATA vengono emessi dalle Camere di Commercio e dell'Industria e sono validi per un periodo massimo di un anno; non sono possibili proroghe.

Scegliete la vostra Camera di commercio

Carnet TIR

La convenzione doganale TIR ("Transports Internationaux Routiers") serve a facilitare il trasporto internazionale di merci su strada. Il trasporto delle merci viene regolato tramite il documento doganale standardizzato a livello internazionale "Carnet TIR".

Con il Carnet TIR le merci possono essere trasportate attraverso il territorio di un qualsiasi numero di parti contraenti. Non viene tuttavia applicato se si tratta di un trasporto di merci che avviene esclusivamente all'interno del territorio della CE. In Svizzera il Carnet TIR viene emesso dall'ASTAG, l'Associazione svizzera dei trasportatori stradali (www.astag.ch), che ha approntato al suo sito web anche un elenco (pdf) dei 54 enti abilitati al rilascio di altri paesi.

La base legale della procedura TIR è la convenzione sul trasporto internazionale di merci con Carnet TIR ("Convenzione TIR del 1975") del 14 novembre 1975, con 65 parti contraenti inclusi gli stati membri della Comunità. Un transito con Carnet TIR è realizzabile concretamente solo nei 54 paesi che dispongono di enti di garanzia autorizzati a livello nazionale (stato al 1° maggio 2004).

Certificato di circolazione delle merci EUR.1

La Svizzera ha concluso degli accordi di libero scambio con diversi Stati o gruppi di Stati. Grazie a questi accordi, le merci beneficiano di un trattamento preferenziale (esenzione o riduzione dei dazi) se le disposizioni sull'origine sono soddisfatte e se vi sono prove d'origine valide, quali il certificato di circolazione delle merci EUR.1 (pdf). www.ezv.admin.ch

Certificato di origine

Il certificato di origine certifica il Paese di origine delle merci. Le autorità di vari Stati richiedono che le merci importate all’interno del proprio territorio giurisdizionale siano accompagnate da certificati d’origine o regolari fatture commerciali. La richiesta di esibire questi documenti deriva da varie ragioni: i certificati d’origine assumono un ruolo importante nell’applicazione delle preferenze doganali, nelle restrizioni quantitative all’importazione e, nell’UE, per la realizzazione di misure antidumping o per il controllo dei prezzi.

Il certificato d’origine costituisce una prova univoca e inequivocabile emessa da un ente indipendente (p. es. la camera di commercio) circa l’origine politico-commerciale delle merci. Di regola è il Paese destinatario di una determinata merce a decidere sulla necessità di un certificato d’origine.

Scegliete la vostra Camera di commercio

CITES

Convenzione sulla protezione delle specie animali e vegetali protette a livello mondiale (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora, CITES). L'importazione e l'esportazione di tali specie sono vietate o soggette ad autorizzazione.

CITES - Animali e piante selvatici

Clausola della nazione più favorita

La clausola della nazione più favorita (NPF) è un principio dell’Organizzazione mondiale del commercio volto ad assicurare la parità di trattamento e impedire la discriminazione tra nazioni. Con l’aggiunta della suddetta clausola nei trattati internazionali, gli Stati contraenti si impegnano a concedersi reciprocamente il trattamento più favorevole già concesso ad altri paesi terzi. Gli accordi di libero scambio ledono tale clausola, ma fanno eccezione poiché promuovono il commercio, a patto che si eliminino gli ostacoli tariffari e non tariffari nell’ambito di scambi analoghi e che non si aumentino i dazi doganali esterni applicati a Stati terzi.

CMR

La Convenzione di Ginevra (CMR) concernente il traffico internazionale di merci su strada disciplina le responsabilità e gli obblighi delle parti contraenti. Il CMR è il corrispettivo del Bill of Lading per il trasporto via mare e dell'Air Way Bill per il trasporto via aerea.

Cumulo paneuropeo

Data la sua importanza, il cumulo paneuropeo è paragonabile alla conclusione dell'Accordo di libero scambio tra la Svizzera e l’UE. Il suo scopo è creare un sistema europeo allargato di libero scambio. Il sistema già vigente tra la CE e gli Stati dell'AELS per il commercio con prodotti d'origine è ora esteso anche agli Stati dell'Europa dell'est.

Concretamente significa che nella nuova zona creata, i materiali e i prodotti non finiti originari di un Paese appartenente al sistema possono essere utilizzati illimitatamente mantenendo lo status di materiale d’origine. Il cumulo paneuropeo dà la possibilità di lavorare o trattare prodotti d'origine di diverse come gli Stati dell’AELS, l'Unione europea e la Turchia. Gli Stati dell’Europa centrale e orientale inizialmente partecipanti al cumulo paneuropeo (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia, Bulgaria, Romania, Slovenia, Lettonia, Estonia e Lituania) hanno nel frattempo aderito all’UE.

Il cumulo paneuropeo esiste dall’inizio del 1997 e ha contribuito a promuovere in Svizzera una notevole semplificazione nel traffico europeo delle merci. Prima di tale data, il continente europeo era strettamente suddiviso in singole zone di libero scambio . Il 1997 ha sancito la possibilità per i singoli Paesi europei di accumulare le agevolazioni doganali e di crescere congiuntamente a livello di diritto commerciale. Questa situazione giova soprattutto al traffico di perfezionamento.

www.ezv.admin.ch (in tedesco)

Conferma di ricevimento merce

Dal 1° ottobre 2013, tutte le cessioni intracomunitarie devono essere comprovate (anche) da una conferma di ricevimento merce (in tedesco: «Gelangensbestätigung»). Tale conferma deve contenere:
- nome e indirizzo del destinatario
- quantità e descrizione della merce
- luogo e mese del ricevimento della merce o della fine della spedizione
- data della compilazione della conferma
- firma del destinatario o di un incaricato

È permesso quanto segue:
- conferme collettive
- rilevazione trimestrale delle transazioni
- libertà di forma se la conferma contiene le informazioni richieste
- la conferma di ricevimento merce può essere costituita da diversi documenti.

Conto doganale

Il conto doganale per la procedura accentrata di conteggio (PCD) è consigliato a tutti gli importatori e spedizionieri che regolarmente sono tenuti a corrispondere tasse d’importazione o esportazione su merci commerciali alla Direzione generale delle dogane. Il conto consente all’amministrazione delle dogane di detrarre direttamente all’importatore gli importi per dazi e IVA secondo le seguenti scadenze: imposta sul valore aggiunto, sessanta giorni dall’ingresso della merce; dazi doganali, due giorni dall’ingresso della merce.

Contratti

I contratti sono ancora più importanti nell'attività commerciale internazionale di quanto essi già lo siano. Date le diverse forme di legislazione e giurisprudenza, ma anche spesso le diverse concezioni del diritto, culturalmente condizionate, l'attenzione alla formulazione di contratti «buoni» non può quasi mai essere considerata sufficiente. Soprattutto per imprese meno esperte può rivelarsi utile l'impiego di contratti modello.

Controlli delle esportazioni

I controlli delle esportazioni vengono effettuati sia per i cosiddetti beni dual-use che per il materiale bellico. Il concetto “dual-use” sta a indicare beni “a duplice impiego”, ossia beni e tecnologie che, oltre all’uso civile previsto, permettono – eventualmente con modifiche tecniche di scarsa entità – anche un uso militare.

L’Ordinanza sul controllo dei beni a duplice impiego (OBDI) disciplina l’esportazione dei beni dual-use e di quelli militari esclusi dalla legge federale sul materiale bellico (p. es. i simulatori). Con l’OBDI vengono messi in atto gli accordi e le misure di controllo internazionali non obbligatorie dal profilo del diritto internazionale. Le domande d’esportazione vengono rifiutate se, per esempio, la merce d’esportazione è destinata alla produzione di armi di distruzione di massa oppure all’armamento di uno Stato, il cui comportamento metterebbe a rischio la sicurezza regionale e globale.

La legge sul materiale bellico disciplina in particolare l’esportazione di armi e munizioni nonché di oggetti per l'armamento concepiti specificatamente per la missione o la conduzione di un combattimento. Durante l’esportazione del materiale bellico si presta particolare attenzione affinché la merce destinata all'esportazione rispetti il diritto internazionale pubblico e soddisfi gli impegni nonché i principi internazionali della politica estera svizzera.

Ulteriori informazioni possono essere richiamate al sito della Segreteria di Stato dell’economia SECO al seguente link: www.seco.admin.ch

Convenzione contro la doppia imposizione

Le convenzioni contro la doppia imposizione impediscono che i redditi e i beni patrimoniali siano soggetti ad imposta sia nel Paese in cui sono stati prodotti sia nel Paese di residenza del soggetto. Per mezzo delle CDI, in particolare, si evita di svantaggiare l’economia svizzera nei confronti dei concorrenti stranieri. Pertanto, la Svizzera ha firmato degli accordi contro la doppia imposizione con i maggiori Paesi industrializzati. Tali accordi regolano le questioni di politica internazionale tributaria, per esempio l’esonero di tassazione dei redditi conseguiti da stabilimenti d’impresa nello Stato partner, le richieste di rimborso dell’imposta alla fonte e l’imposizione dei diritti di licenza.

Nella lotta contro i paradisi fiscali, il 2 aprile 2009 il G-20 ha collocato la Svizzera sulla lista grigia dell’OCSE. In passato, la Svizzera è stata ripetutamente criticata e minacciata con l’obiettivo di ottenere informazioni fiscali. Il 13 marzo 2009 il Consiglio federale ha quindi deciso di soddisfare lo standard OCSE in materia di assistenza amministrativa nelle questioni fiscali conformemente all’articolo 26 del modello di convenzione dell’OCSE e di estendere lo scambio di informazioni fiscali con altri Paesi sulla base di una domanda concreta e motivata.Le autorità svizzere hanno attuato rapidamente la decisione del Consiglio federale e firmato, il 25 settembre 2009, una CDI con il Qatar. Da marzo a settembre la Confederazione ha firmato dodici CDI secondo i criteri dell'OCSE e garantito il suo impegno nell’assistenza amministrativa. In cambio, la Svizzera è stata stralciata dalla lista grigia dell’OCSE.

Conformemente alla Costituzione federale, le convenzioni contro la doppia imposizione non sottostanno a referendum facoltativo qualora non siano previsti nuovi obblighi importanti rispetto agli accordi conclusi in precedenza. Secondo il Consiglio federale, le CDI successive saranno sottoposte a referendum facoltativo solo se, rispetto alla CDI conclusa tra marzo e settembre, queste prevedono importanti nuovi obblighi.

Una panoramica di tutte le CDI firmate dalla Svizzera e informazioni attuali possono essere richiamate sul sito web dell'Amministrazione federale delle contribuzioni.

Corruzione

In molti paesi, la corruzione impedisce la libera concorrenza. Le ricerche relative ad un mercato estero dovrebbero quindi considerare anche il rischio di corruzione. L'organizzazione non governativa Transparency International redige regolarmente un Corruption Perceptions Index per circa 90 paesi.

Sulla base di tale indice è possibile stimare il livello relativo del rischio di corruzione nel mercato di destinazione. L'indice integra 16 ricerche di otto organizzazioni indipendenti ed offre quindi un quadro davvero buono. Nel 1999 Transparency International ha pubblicato un'altra classifica che ordina i paesi esportatori in base alla loro tendenza ad offrire bustarelle (Bribe Payers Index). La rappresentanza svizzera nel relativo mercato di destinazione informa oralmente le imprese che lo richiedono sulla sua valutazione dei rischi politici o di altri tipo nel paese di destinazione.

Credito documentario

Il credito documentario o lettera di credito (L/C) è uno strumento per la riduzione dei rischi di pagamento nei rapporti d'affari internazionali. In questo caso l'acquirente incarica la sua banca di corrispondere entro un determinato termine al venditore (esportatore svizzero) un importo stabilito alla consegna dei documenti prescritti relativi alla spedizione della merce.

L'esportatore è pertanto tutelato dal rischio di fornire merce senza ricevere la controprestazione prevista dal contratto. Contemporaneamente l'acquirente è tutelato dal rischio di pagare prima che i documenti a mezzo di banca siano stati presentati alla sua banca entro i termini.

Inoltre l'acquirente evita di dover corrispondere grossi acconti o pagamenti anticipati, perché la lettera di credito conferma la sua affidabilità. Il committente della banca nel caso del credito documentario è l'acquirente, mentre nel caso dell'incasso documentario è il venditore.

CSI

La Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) è una federazione di undici repubbliche che facevano parte dell'ex Unione sovietica. È stata fondata nel 1991 da Russia, Bielorussia e Ucraina e poco dopo ampliata ad Armenia, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Repubblica moldava, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan; nel 1993 ha aderito anche la Georgia, ma ne uscì nell’estate del 2009 a causa del conflitto con la Russia per l’Ossezia del Sud.

Cumulo incrociato

Nell'ambito del sistema d’origine Euro-Med è previsto un cumulo diagonale, reso possibile dal fatto che tutti gli accordi di libero scambio (ALS) applicano le medesime regole d'origine. Il cumulo diagonale delle regole d'origine enunciate in vari ALS consente di sommare i materiali e le creazioni di valore originari dei singoli Stati contraenti della zona Euro-Med senza che venga meno la preferenza tariffaria.
Il cumulo incrociato, per contro, consentirebbe di cumulare i materiali e le creazioni di valore di vari partner di libero scambio - senza perdere la preferenza tariffaria - anche nel caso in cui le regole d’origine non fossero identiche.

Dazio doganale

Il dazio doganale è un’imposta simile alle tasse da corrispondere allo Stato per l'entrata delle merci nell’area doganale. Nell'ambito del protezionismo i dazi protettivi rivestono un ruolo importante poiché mirano a proteggere i produttori nazionali dalla concorrenza estera. Nella maggior parte dei Paesi il dazio doganale viene riscosso sotto forma di dazio ad valorem, cioè l'importo da corrispondere viene calcolato in base ad una determinata percentuale del valore della merce. Diversamente da esso, in Svizzera e in qualche altro Paese viene adottato il sistema dei dati specifici. In Svizzera le merci sono sdoganate secondo il peso lordo (aliquota per 100kg). In considerazione della riduzione graduale dei dazi doganali dell'Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio essi hanno perso d’importanza nello scambio internazionale delle merci. In Svizzera è l'Amministrazione Federale delle Dogane (AFD) incaricata della riscossione dei dazi doganali. Le autorità doganali sono riunite a livello mondiale nella World Customs Organization (WCOOMD).

Decisione d’imposizione elettronica (IMe) all’esportazione

Le IMe all’esportazione possono essere ritirate dalla persona il cui TIN o numero di spedizioniere è indicato nella dichiarazione doganale d’esportazione (DE). Al ritiro viene richiesto un certificato e verificata la firma. Le DIe devono essere conservate per almeno 10 anni. Per questi documenti vale il principio del ritiro: devono essere ritirati elettronicamente dopo l'importazione o l'esportazione.

Dichiarazione del fornitore UE

La dichiarazione del fornitore è prevista nell'ambito della circolazione di merci interna alla CE al fine di trasmettere informazioni sull'origine preferenziale di una merce. Ciò avviene perché, per es., secondo l'accordo di libero scambio una fornitura dalla Francia alla Germania non necessita di una prova d'origine (L'UE è un'unione doganale. Nella circolazione interna alla comunità, pertanto, non ci sono né esportazioni né importazioni. All'interno dei Paesi UE le merci circolano senza controlli od operazioni doganali).

Se l'impresa tedesca desidera esportare in Svizzera la merce proveniente dalla Francia con attribuzione dell'origine preferenziale, deve poter dimostrare l'origine della merce secondo quanto previsto dall'accordo di libero scambio Svizzera-CE. Per questo motivo richiede al fornitore francese la dichiarazione del fornitore redatta privatamente e in cui viene certificata l'origine preferenziale della merce. Tale dichiarazione del fornitore gli serve da prova per l'emissione di una prova di origine secondo l'accordo di libero scambio Svizzera-CE per l'esportazione della merce in Svizzera.

La dichiarazione del fornitore ha importanza solo dove un’autorità nazionale di uno stato CE (per es. l'autorità doganale tedesca) voglia controllare una fornitura interna alla Comunità.

(Fonte: Pius Tröndle, Amministrazione federale delle dogane, Sezione Origine, Berna; rivisto giugno 2001; la dichiarazione del fornitore è descritta in modo dettagliato nella "Vorschriftensammlung der Bundesfinanzverwaltung Deutschland, Z 42 14, 53° consegna" del 21/11/1994)

Segue
Estratto dalla
Vorschriftensammlung der Bundesfinanzverwaltung

Dichiarazione del fornitore - fornitura a monte - CE
53° consegna, 21/11/94; Z 42 12

(1) Dichiarazione del fornitore
a monte
(2) Scopo
(3) - Testo
(4) (6) - Esecuzione
(7) Dichiarazione a lungo termine / Dichiarazione a lungo termine del fornitore
(8) - Firma
(9), (10) Certificato di informazione
(11) Casi speciali

(1)
Chi richiede o compila un certificato di origine preferenziale è responsabile della correttezza della sua dichiarazione anche qualora si tratti di merci che egli ha acquistato da parte terza. Il richiedente ha quindi bisogno di informazioni relative ai processi di produzione ai quali è stata sottoposta la merce che egli ha acquistato nella Repubblica Federale Tedesca o in un altro stato membro della Comunità Economica Europea.
Attenzione
La Comunità Economica Europea è considerata come un'area in tutti i regolamenti relativi all'origine preferenziale. Una merce è quindi una merce originaria della Comunità se è stata completamente prodotta o sufficientemente lavorata e perfezionata in uno o in più stati membri ai sensi del regolamento relativo all'origine preferenziale di volta in volta rilevante.

(2)
Per motivi di semplicità le amministrazioni doganali hanno rinunciato a riconoscere la validità di tali informazioni solo quando esse sono state confermate da un altro ufficio di dogana o uno delle altre autorità autorizzate. Per le forniture a monte vale quindi la direttiva (CEE) n. 3351/81 del 14 novembre 1983 (vedi Z413.1; v. sotto), secondo la quale nel rilascio o nella compilazione di certificati di origine preferenziale viene riconosciuta la validità delle dichiarazioni del fornitore. Se all'ufficio di dogana presso il quale viene richiesto il rilascio di un certificato di circolazione delle merci viene provato solo l'ultimo procedimento rilevante ai sensi della determinazione dell'origine preferenziale, anche in questi casi a partire dal prodotto finale, le lavorazioni o perfezionamenti precedenti non vengono considerati.

Per questo motivo non è necessaria una dichiarazione del fornitore per es. nel caso in cui chi la richiede possa provare in altro modo che egli ha completamente prodotto o sufficientemente lavorato e perfezionato le merci alle quali si dovrebbe riferire il certificato di origine preferenziale, anche in relazione a merci acquistate da parte terza. Inoltre l'ufficio di dogana non richiede dichiarazioni del fornitore qualora gli siano noti i processi a cui si dovrebbe riferire la dichiarazione.

(3)
In Z 4275 sono stampati dei modelli di dichiarazione del fornitore. La dichiarazione deve essere rilasciata sulla fattura commerciale o su un foglio allegato ad essa, su un altro documento commerciale o secondo il modulo in una delle lingue ufficiali della Comunità per poter chiarire univocamente a quali merci la si debba riferire.

(4)
Nella dichiarazione del fornitore devono essere sempre indicati lo stato membro o gli stati membri in cui sono state prodotte le merci in oggetto. Nella Repubblica Federale Tedesca sono riconosciute anche dichiarazioni del fornitore in cui anziché lo stato è indicata la Comunità (CEE). Inoltre possono essere rilasciate e riconosciute dichiarazioni del fornitore per merci che sono state precedentemente introdotte da uno stato partner con certificato di origine preferenziale (si vedano le note a piè di pagina dei modelli in Z 4275 pag. 15 e 34 per merci la cui origine è stata determinata secondo Z 4005 e seg.).

(5)
Nelle dichiarazioni deve essere indicato l'accordo al cui regolamento relativo all'origine preferenziale può essere fatto riferimento; possono essere indicati anche più accordi se sono rispettati i loro criteri per la determinazione dell'origine preferenziale. Se vengono applicate regole alternative del valore (Z 42 71 colonna 4) è possibile indicare soltanto la CEE in connessione con uno o più stati EFTA. Per indicare l'accordo è possibile utilizzare abbreviazioni che corrispondano alle targhe internazionali per gli automezzi o al codice standard ISO (si veda l'avvertenza 8.6 alla tariffa doganale tedesca).

(6)
Nelle dichiarazioni per merci senza origine preferenziale è necessario indicare il valore solo qualora le regole relative alla determinazione del concetto «merce di origine preferenziale» prescrivano determinate quote di valore. In questo caso il valore può essere indicato come percentuale oppure come importo.

(7)
Le dichiarazioni del fornitore possono essere rilasciate anche per consegne distribuite in un arco di tempo, ma l'intervallo di tempo non deve superare un anno (dichiarazioni a lungo termine del fornitore). Tali dichiarazioni vengono riconosciute se le merci acquistate dallo stesso fornitore a monte sono prodotte in condizioni costanti per un intervallo di tempo piuttosto lungo (per es. nel quadro di contratti di fornitura annuali). Queste dichiarazioni devono contenere la denominazione esatta della merce a cui si riferiscono. Nel caso del comma 4 capoverso 3 i certificati di origine preferenziale devono essere presentati alla consegna delle merci.

Colui a cui viene restituita una dichiarazione a lungo termine dopo il rilascio di un certificato di circolazione delle merci o che viene autorizzato all'impiego di certificati di circolazione delle merci precompilati deve controllare che la dichiarazione non sia superata o scaduta.

(8)
Le dichiarazioni del fornitore devono avere una firma autografa. Sono permesse eccezioni solo se le dichiarazioni del fornitore sono redatte con l'aiuto di sistemi di elaborazione elettronica dei dati e la persona o l'ufficio responsabile possono essere riconosciuti sulla base della dichiarazione stessa.

(9)
Se sussistono dubbi a riguardo dell'autenticità della dichiarazione o della correttezza dei dati in essa contenuti l'ufficio di dogana richiede a colui che ha compilato la dichiarazione un certificato di informazione INF 4. Il modello per tale certificato di informazione e la domanda corrispondente sono stampati in Z 4275. Spetta alla persona che compila la dichiarazione richiedere ai suoi fornitori di fare domanda di un certificato di informazione presso l'ufficio di dogana. Se viene controllato un certificato di origine preferenziale (si veda Z 42 15) per la cui redazione sono state riconosciute dichiarazioni del fornitore si deve richiedere un certificato di informazione solo nella misura in cui esso sia necessario come prova che la merce ha origine preferenziale. In questo caso si può tralasciare un controllo completo qualora il risultato dell'esame di determinate procedure singole nell'ambito della valutazione della prova giustifichi la conclusione che non ci si debbano aspettare obiezioni per la parte non controllata. Per il procacciamento dei certificati di informazione deve essere stabilito un termine adeguato che può essere prorogato. Se il termine scade le dichiarazioni del fornitore la cui correttezza doveva essere provata possono essere ignorate.

(10)
Su richiesta del fornitore, l'ufficio di dogana competente per la sua sede o la sua residenza deve rilasciare il certificato di informazione. Il certificato di informazione viene consegnato al fornitore. Resta sua facoltà di trasmettere il certificato di informazione a colui che compila la dichiarazione oppure direttamente all'ufficio di dogana presso il quale il dichiarante ha richiesto il rilascio di un certificato di circolazione delle merci, qualora lo ritenga necessario per la salvaguardia di segreti aziendali. La domanda viene conservata dall'ufficio di dogana emittente per due anni (si veda anche Z 28 01).

(11)
Nel rilascio di certificati di origine preferenziale in Algeria, Marocco, Tunisia, negli stati ACP (gruppo di Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico) e nei Paesi e territori d'oltremare, nella determinazione dell'origine preferenziale vengono considerate le merci di origine preferenziale della Comunità e processi di lavorazione o perfezionamento nella Comunità (si vedano Z 42 40 comma 20 e 22 eZ 42 47 comma 9 e 11). Questi Paesi riconoscono pertanto le dichiarazioni del fornitore rilasciate dal fornitore o certificati di informazione emessi da uffici di dogana all'interno della Comunità (testo e modello si vedano Z 42 75 pag. 35 e 37 e da 57 a 60).

Dichiarazione d'origine

Se si inviano uno o più colli è possibile presentare una dichiarazione di origine emessa dal fornitore sulla fattura anziché un Certificato di circolazione delle merci EUR1. Il valore totale dei prodotti a cui si riferisce la dichiarazione non deve però essere superiore a 10'300.-- CHF (nell'accordo tra la Svizzera e le Isole Faroer CHF 8'800.–).

La dichiarazione d’origine va formulata nella forma e lingua prescritta nell’accordo di riferimento. La dichiarazione deve inoltre essere dattilografata (macchina da scrivere, tecnica tipografica) oppure bollata e provvista di firma autografa. L’esportatore è tenuto a conservare sia la copia della fattura che la dichiarazione d’origine per almeno tre anni.

In italiano, il contratto dovrà riportare la dichiarazione d’origine con il seguente tenore:
«L’esportatore delle merci contemplate nel presente documento dichiara che, salvo indicazione contraria, le merci sono di origine preferenziale (Paese/zona)».

Dichiarazione di conformità

Per numerosi prodotti industriali soggetti alle speciali direttive UE sulla salute e la sicurezza deve essere compilata una dichiarazione di conformità. Solo a questo punto tali prodotti possono essere dotati di marchio CE e messi in commercio nell'Unione europea (UE) e nello Spazio Economico Europeo (SEE). La dichiarazione di conformità elenca le norme relative a un determinato apparecchio o impianto.

Con la dichiarazione di conformità il fabbricante conferma che il prodotto è stato realizzato nel rispetto delle norme CE. Di norma, il fabbricante si assume la totale responsabilità. Fanno eccezione quei macchinari considerati particolarmente pericolosi.

Documento amministrativo unico (Codice doganale)

A. Il documento amministrativo unico
Dichiarazioni scritte alla dogana devono essere presentate su un formulario, che corrisponde al modello ufficiale. Il modello ufficiale è il documento amministrativo unico (Regolamento (CEE) n° 2913/92 che istituisce il Codice doganale comunitario, art. 62 cpv. 1 e Regolamento (CEE) 2454/93, art. 205 cpv. 1).

Il documento amministrativo unico è il formulario utilizzato dal 1988 nell'Unione europea per la dichiarazione delle merci oggetto di una procedura doganale. Il documento amministrativo unico viene inoltre applicato nel quadro del Trattato esistente fra la Comunità economica europea e l'AELS (GU L 134 del 22 maggio 1987). A questo Trattato hanno aderito nel 1996 anche la Polonia, la Repubblica ceca. l'Ungheria e la Slovacchia.

B. La circolare concernente il documento amministrativo unico
Dichiarazioni doganali scritte che vengono riportate sul documento amministrativo unico devono contenere tutte le indicazioni necessarie per l'applicazione delle disposizioni sulla procedura doganale per la quale la merce è dichiarata.

Le istruzioni per compilare il documento amministrativo unico sono contenute in una circolare. La circolare è contenuta nel Regolamento (CEE) n. 2454/93 della Commissione, del 2 luglio 1993, che fissa talune disposizioni d'applicazione del regolamento (CEE) n. 2913/92 del Consiglio che istituisce il codice doganale comunitario, all'allegato 37.

Il formulario in italiano è disponibile in formato.pdf sul sito web dell'Agenzia italiana delle dogane

Dichiarazione in dogana

La dichiarazione in dogana consente al dichiarante di vincolare la merce sotto un regime doganale prescelto. Essa può essere fatta da chiunque sia in grado di presentare o far presentare al servizio doganale competente la relativa merce e tutti i documenti necessari a consentire l'applicazione delle disposizioni che disciplinano il regime doganale prescelto. Il titolare della procedura doganale è la persona alla quale è intestata la dichiarazione doganale o una persona terza alla quale sono stati trasferiti diritti e obblighi dalla suddetta persona in relazione ad una procedura doganale.

Il dichiarante deve essere sostanzialmente insediato nella Comunità europea (le aziende svizzere possono tuttavia agire come dichiarante). La dichiarazione, per iscritto e firmata, va generalmente effettuata su formulario ufficiale prestampato, che in generale funge da documento unico contenente tutte le indicazioni prescritte per la relativa procedura. Dichiarazioni orali sono consentite in caso d'importazione di merci a scopo non commerciale quali bagagli, invii privati, piccoli invii o di invii a carattere commerciale il cui valore non superi i 1000 euro, come pure determinate merci in franchigia doganale.

Dichiarazione sommaria

La dichiarazione in dogana consente al dichiarante di vincolare la merce sotto un regime doganale prescelto. Essa può essere fatta da chiunque sia in grado di presentare o far presentare al servizio doganale competente la relativa merce e tutti i documenti necessari a consentire l'applicazione delle disposizioni che disciplinano il regime doganale prescelto. Il titolare della procedura doganale è la persona alla quale è intestata la dichiarazione doganale o una persona terza alla quale sono stati trasferiti diritti e obblighi dalla suddetta persona in relazione ad una procedura doganale.

Il dichiarante deve essere sostanzialmente insediato nella Comunità europea (le aziende svizzere possono tuttavia agire come dichiarante). La dichiarazione, per iscritto e firmata, va generalmente effettuata su formulario ufficiale prestampato, che in generale funge da documento unico contenente tutte le indicazioni prescritte per la relativa procedura. Dichiarazioni orali sono consentite in caso d'importazione di merci a scopo non commerciale quali bagagli, invii privati, piccoli invii o di invii a carattere commerciale il cui valore non superi i 1000 euro, come pure determinate merci in franchigia doganale.

Disposizioni per l'importazione

Le disposizioni per l'importazione regolano i presupposti e le autorizzazioni per l'importazione di beni (merci, generi alimentari, animali) o di servizi per mezzo di imposte, definizione delle merci e documenti. Servono soprattutto alla limitazione della quantità o del valore dei beni da importare e si orientano solitamente ad accordi commerciali internazionali ovvero alle norme del Paese di importazione.

Per maggiori informazioni sulle disposizioni per l'importazione svizzere consultare il sito dell'Amministrazione federale delle dogane AFD: www.ezv.admin.ch

e-dec

L'e-dec esportazione ha sostituito la PSE (procedura semplificata all'esportazione) il 01.04.2010.
Per effettuare dichiarazioni per via elettronica, il software dell'utente deve avere la funzione e-dec esportazione per la trasmissione all'AFD; in caso contrario, occorre incaricare un prestatario di servizi (spedizioniere o fornitore di servizi doganali).

e-dec web

e-dec web è l’applicazione internet cui si accede dal sito dell’Amministrazione federale delle dogane. Da gennaio 2013 essa sostituisce i moduli cartacei 10.10 (importazione) e 11.030 (esportazione).
Cliccando sul relativo link i partner della dogana potranno accedere, senza registrarsi, alla maschera di rilevamento delle dichiarazioni d'esportazione e di importazione. L'impiego dell'applicazione è gratuito e, in linea di massima, disponibile per tutti i partner della dogana. 

EAN

L’EAN è un tipo di marcatura a codice a barre, denominato anche International Article Number, utilizzato per contrassegnare i prodotti. L’EAN è un codice a 13 cifre (per gli articoli normali) oppure 8 cifre (per articoli piccoli) composto da un prefisso (indicazione del Paese), dal numero dell’azienda e dal numero dell’articolo. Di regola, tale numero viene stampato in forma di codice a barre sull’imballaggio dei prodotti ed è leggibile per lo scanner. L’agenzia internazionale si occupa dell’assegnazione del codice EAN, la succursale nazionale attribuisce invece il numero dell’azienda. Grazie al codice EAN le merci vengono trasportate, amministrate e seguite in maniera più efficiente all'interno del sistema di gestione delle merci.

EEN

Enterprise Europe Network (EEN) rappresenta la più vasta rete di contatti e di informazioni per le PMI in Europa. Tale rete è attiva in 28 Paesi UE, negli stati AELS e oltre. Essa raggruppa 600 organizzazioni come camere di commercio, agenzie di sviluppo regionale e centri tecnologici universitari. EEN aiuta le imprese a trovare partner ed esperti in altri Paesi. Inoltre, fornisce alle PMI consigli relativi a questioni tecniche e pratiche, ad esempio in merito a norme e legislazioni in vigore in seno all’UE. Le imprese interessate sono informate sulle misure europee, sui programmi e sulle possibilità di finanziamento. Più di 4’000 persone sono occupate nella rete allo scopo di mettere in collegamento le PMI per la promozione di relazioni commerciali.

EORI

EORI (Economic Operators Registration and Identification)

EORI è la banca dati centrale di tutti gli operatori doganali dell’Unione Europea. Per ogni transazione doganale all’interno dell’UE è necessario un numero EORI. Un’azienda svizzera solitamente non ha bisogno di questo numero, fatta eccezione per quando entra nell’UE in qualità di dichiarante doganale (ad es. nelle spedizioni DDP, o quando c’è un magazzino nell’UE).

Le aziende svizzere che necessitano di un numero EORI devono registrarsi nel paese dell’UE nel quale svolgono le loro attività. Non è possibile registrarsi in Svizzera. In Germania, ad esempio, l’autorità competente è l’Informations- und Wissensmanagement Zoll (IWM) di Dresda. Per informazioni dettagliate sulla registrazione e per il modulo di richiesta consultare la sezione: Beantragung EORI-Nummer Deutschland.

EURO

Nome della moneta unica dell’Unione europea (UE) che per il momento viene utilizzata solo da 19 dei 28 Stati membri (stato: maggio 2016). Gran Bretagna, Danimarca e Svezia, nonché Bulgaria, Romania, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Croazia utilizzano ancora le loro monete nazionali tradizionali.

Inoltre, l’euro viene utilizzato in altri Paesi, come ad esempio nei Paesi limitrofi e nelle ex-colonie, sia a livello formale come mezzo di pagamento, accettato legalmente, oppure viene utilizzato per scopi pratici. Ad esempio ad Andorra, Montenegro, Kosovo, Monaco, San marino e nel Vaticano.

La moneta unica esiste già dal 1° gennaio 1999, in qualità di valuta scritturale, i tassi di cambio delle monete degli Stati interessati sono stati fissati rispettivamente sulla base del cambio con l’euro a partire da quella data. Dal 1° gennaio 2002 sono state messe in circolazione banconote e monete in euro.

L’euro è stato realizzato nel quadro della cosiddetta Unione economica e monetaria dell’Unione europea (UEM). Soltanto gli Stati membri dell’UE che rispettano determinati criteri di convergenza (chiamati altresì criteri di Maastricht) possono aderire all’Unione monetaria. Tali criteri includono direttive sul tasso d’inflazione e d’interesse ammesso, sull’indebitamento statale, nonché sulla partecipazione al sistema dell’Unione economica e monetaria dell’Unione europea (UEM, sistema di stabilizzazione dei tassi di cambio delle monete degli Stati membri UE). Nell’ambito di un meccanismo di coordinamento e sorveglianza delle politiche economiche nazionali viene monitorato periodicamente il rispetto di tali criteri.
L’obiettivo è di garantire una stabilità del livello dei prezzi il più alta possibile per gli Stati UE membri dell’UEM.

Il 1° gennaio 2015 l’euro è stato introdotto dalla Lituania, il 19° Paese dell’UE.

Factoring

L'export factoring è la vendita continua di crediti scaturiti dall'attività di esportazione ad una società di factoring. Si tratta di uno strumento per il finanziamento e per la copertura del rischio di crediti di esportazione.

Nell'export factoring sono coinvolte tre parti: l'esportatore, i clienti dell'esportatore (importatori, debitori) e la società di factoring. Gli importatori non partecipano direttamente all'export factoring, per loro l'unica cosa che cambia è il domicilio di pagamento, perché corrispondono il pagamento alla società di factoring e non all'esportatore. I quesiti relativi alla merce o ai servizi, invece, continuano ad essere chiariti direttamente tra il cliente e l'esportatore.

FDI.net

FDI.net è il sito informativo della Banca mondiale per gli investitori privati. Il portale offre analisi gratuite e informazioni su investimenti diretti in 175 Paesi emergenti e in via di sviluppo. Il sito web è gestito dall’Agenzia multilaterale di garanzia degli investimenti (Multilateral Investment Guarantee Agency), la società affiliata della Banca mondiale con sede a Washington. FDI.net offre informazioni di carattere economico e giuridico relative ai vari Paesi e contatti con le agenzie di promozione e consulenza locali. Sul portale sono inoltre elencati case studies e fonti di finanziamento.

FIATA

L’abbreviazione FIATA sta per Federazione internazionale delle associazioni degli spedizionieri (International Federation of Freight Forwarders Associations). Si tratta di una federazione internazionale che raggruppa le associazioni degli spedizionieri, rappresenta a livello mondiale gli interessi degli spedizionieri e offre servizi di logistica. La FIATA, in qualità di organizzazione mantello, ha come obiettivo la difesa, la promozione e il coordinamento a livello internazionale degli interessi comuni dei vari membri. A tal scopo cura i contatti con le organizzazioni e le associazioni nello scacchiere del traffico e del commercio. L’organizzazione contribuisce a stabilire usi e regolamenti nel commercio internazionale e tratta questioni generali inerenti il commercio e il traffico. La federazione FIATA non persegue scopi economici e ha la sua sede a Glattbrugg.

Fiere all'estero

Per molte imprese la partecipazione alle grandi fiere leader del loro settore è la migliore possibilità di essere presenti a livello globale, di acquisire nuovi clienti e di migliorare le relazioni già esistenti con i clienti. Soprattutto per le piccole e medie imprese, però, la partecipazione ad una fiera all'estero rappresenta comunque anche una sfida che è connessa a diversi rischi. Per questo motivo sono indispensabili un'organizzazione ed una preparazione estremamente approfondite.

Finanziamento all'esportazione

Se acquirenti stranieri richiedono agli esportatori svizzeri termini di pagamento molto lunghi (alcuni mesi o anni) l'esportatore può trovarsi in fretta in ristrettezza di liquidità. Per evitare che ciò avvenga le banche mettono a disposizione i finanziamenti all'esportazione (crediti all'esportazione). Questi hanno lo scopo di superare l'intervallo tra l'avvenuta esportazione di merci ovvero la prestazione (il servizio) fornita e la controprestazione finanziaria del committente straniero.

La banca finanziatrice, oltre all'affidabilità e alla capacità creditizia delle parti coinvolte, tiene conto anche di particolari garanzie create appositamente per questo tipo di finanziamento, come l'Assicurazione svizzera contro i rischi delle esportazioni (ASRE) della Confederazione e i rischi paese e monetari del caso.

Forfaiting

Con forfaiting si intende l'acquisto di crediti che dovranno essere corrisposti in seguito e maturati dalla consegna di merce oppure da servizi - per lo più attività di esportazione - con la rinuncia al diritto di rivalsa su precedenti titolari del credito. Alla base vi è la garanzia da parte dell'esportatore di un credito di fornitore all'acquirente di beni di investimento, servizi, materie prime o articoli di consumo.

Con il forfaiting l'esportatore è responsabile solo per vizi alla merce consegnata e per l'inesistenza del credito. Tutti gli altri rischi sono a carico dell'acquirente a forfait.

Con il forfaiting, l'esportatore ottiene praticamente la trasformazione della sua vendita effettuata a credito in una vendita a contanti.

Frontalieri

I cittadini di uno Stato che svolgono la loro attività in un altro Stato, per lo più confinante, e che tornano regolarmente – cioè ogni giorno o almeno ogni settimana – nel proprio Stato di residenza. Per poter lavorare in Svizzera il frontaliero necessita del cosiddetto permesso G (per frontalieri). Il permesso G CE/EFTA dura di regola cinque anni nella misura in cui il frontaliero è in possesso di un contratto di lavoro a tempo indeterminato o di durata minima di un anno.

Gare d'appalto

Ogni anno l’amministrazione pubblica concede appalti per un ammontare corrispondente al 16% del PIL di un paese (nell’UE ca. 1,5 miliardi di euro). Questi progetti sono soggetti a pubblicazione, non dipendono dalla congiuntura e offrono interessanti opportunità d’esportazione per le PMI svizzere.

La piattaforma online STEP (Selective Tenders & Projects) raccoglie costantemente le opportunità d’affari e le gare d’appalto pubblicate in numerose banche dati nazionali e internazionali e le comunica quotidianamente alle PMI abbonate, basandosi sul loro profilo individuale.

Gli abbonati STEP hanno accesso all’intera banca dati e sono altresì informati su progetti importanti del settore privato. Queste ulteriori opportunità d’affari sono verificate dalla nostra rete esterna (composta da 93 ambasciate, 12 missioni presso organizzazioni internazionali, 41 consolati generali e 16 Swiss Business Hub) e raccolte in STEP.

Approfittate della possibilità di testare STEP a titolo gratuito, registrandovi su: www.tenders.ch

GATS

Accordo generale sugli scambi di servizi (General Agreement on Trade in Services)

Lo scambio dei servizi è disciplinato da un accordo (GATS) nel quadro dell’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Assieme all’accordo sulla circolazione delle merci (GATT 94) e all’accordo sulla protezione dei diritti di proprietà intellettuale (TRIPS), esso costituisce uno dei tre pilastri del sistema commerciale multilaterale dell’OMC. I principi più importanti riguardano il trattamento di nazione più favorita e il trattamento nazionale. La clausola della nazione più favorita è una disposizione che impedisce di favorire i fornitori nazionali rispetto a quelli esteri. Eventuali trattamenti favorevoli devono essere applicati a tutti i Paesi dell'OMC. Alla clausola della nazione più favorita fanno eccezione gli accordi regionali in materia di integrazione. In questo caso, i trattamenti di favore commerciali UE, per esempio, non devono esser applicati anche a Paesi terzi. La clausola del trattamento nazionale obbliga gli Stati membri ad accordare ai fornitori esteri lo stesso trattamento riservato a quelli nazionali. Le risorse statali devono pertanto essere a disposizione anche dei fornitori privati.

GATT

General Agreement on Tariffs and Trade, GATT: Accordo generale sulle tariffe doganali e sul commercio dell'Organizzazione mondiale del commercio.

Gestione dei rischi

Soprattutto per le piccole imprese è spesso difficile valutare e controllare i rischi legati allo sviluppo di un'attività di esportazione. Nel mercato di destinazione che interessa possono esserci anche rischi legati al prodotto oltre al rischio del risultato economico causato dalla concorrenza. Questi rischi legati al prodotto dipendono dai requisiti di sicurezza che un prodotto deve rispettare per essere messo in circolazione nel mercato di destinazione.

Inoltre, prodotti difettosi possono provocare rivendicazioni di considerevole entità nei confronti della responsabilità del produttore o dell'esportatore, soprattutto qualora il prodotto provochi dei danni a qualcuno. In questi casi possono rendersi necessarie costose azioni di richiamo. In questo contesto è importante sapere che, per es. nell'Unione europea e così in Svizzera, delle istruzioni per l'uso non corrette possono comportare le stesse conseguenze di un prodotto difettoso.

Per questo motivo vale la pena di considerare per tempo l'aspetto di rischio, già nello sviluppo del prodotto. S-GE ha riassunto i principali aspetti relativi alla gestione dei rischi in una piattaforma comune con la compagnia assicurativa Zurich.

Imposta sul valore aggiunto

L’imposta sul valore aggiunto (IVA) è un’imposta generale sul consumo. Viene applicata a tutte le fasi della produzione e della distribuzione nonché all'importazione di beni, inoltre all'industria nazionale dei servizi e su servizi che sono stati forniti da imprese con sede all'estero. Competenti per la riscossione dell'imposta sui fatturati interni in Svizzera e nel Liechtenstein e sui servizi forniti da imprese con sede all'estero sono l'Amministrazione federale delle contribuzioni ovvero l'Amministrazione delle contribuzioni del Principato del Liechtenstein, sull'importazione di beni l'Amministrazione federale delle dogane.

Il fondamento giuridico per l'IVA in Svizzera è la Legge federale sull'IVA del 2 settembre 1999 (RS 641.20). Nell'Unione europea determinante è la sesta Direttiva IVA (77/388/CEE) con le seguenti integrazioni e semplificazioni. Il diritto tributario svizzero in materia di IVA concorda nelle sue tendenze base con le disposizioni dell'UE corrispondenti.

Sono soggetti d'imposta i fornitori autonomi di prestazione che realizzano in Svizzera o nel Liechtenstein un fatturato annuo superiore a CHF 100'000.–, conseguito con operazioni imponibili. Per associazioni sportive senza scopo di lucro, gestite tramite volontariato il fatturato limite è pari a CHF 150'000.– annui.

L’IVA viene corrisposta sul fatturato lordo realizzato, ma è possibile dedurre nel rendiconto IVA l'imposta gravante sui beni ed i servizi acquistati. Grazie a questa cosiddetta detrazione dell'imposta sul fatturato d'acquisto si evita un cumulo d'imposta (acquisto soggetto ad onere fiscale e tassazione del fatturato). Nel caso dell'importazione di beni l'imposta viene applicata sul loro valore fino al loro primo luogo di destinazione sul territorio nazionale. Per la circolazione di viaggiatori e per il traffico di frontiera ci sono livelli di esenzione. Per ulteriori informazioni in proposito rivolgersi all'Amministrazione federale delle dogane (www.dogana.ch). Se si ricevono servizi da un fornitore con sede all'estero il destinatario sul territorio nazionale deve corrispondere la relativa imposta. Qualora egli non sia già soggetto d'imposta sulla base del fatturato che matura sul territorio nazionale, egli diviene soggetto d'imposta per tali servizi non appena questi superano un valore annuo di CHF 10'000.–.

La nuova Legge sull’IVA (LIVA) è entrata in vigore il 1° gennaio 2010, contemporaneamente alla relativa ordinanza d’esecuzione. La revisione totale della legge sull’IVA ha avuto come principale obiettivo la sua semplificazione e la maggiore praticabilità per gli utenti. Con oltre una cinquantina di provvedimenti, la nuova legge dovrebbe permettere di alleviare gli oneri amministrativi delle imprese e ridurre i costi generati dal pagamento dell’imposta.

Dal 1° gennaio 2018 in Svizzera vigono i seguenti tassi di IVA:
Tasso normale: 7.7%
Tasso ridotto: 2.5%
Tasso speciale per il settore alberghiero: 3.7%.

Nell’Unione europea l'aliquota normale oscilla tra il 15 e il 27%, le aliquote ridotte possono raggiungere il 2,1%.

Moltissimi servizi sono esenti dall'IVA, come per es. i settori della sanità, del sociale, dell'educazione e della cultura, del traffico monetario e della circolazione dei capitali (l'amministrazione patrimoniale e le operazioni di incasso sono però imponibili), delle assicurazioni, dell'affitto di appartamenti e della vendita di immobili. Chi fornisce tali servizi non ha tuttavia diritto alla detrazione dell'imposta sul fatturato d'acquisto (esenzione impropria) anche qualora egli sia soggetto d'imposta in ragione di altri fatturati imponibili.

Anche le forniture effettuate all'estero sono in genere imponibili. Lo stesso vale per servizi che sono considerati come forniti all'estero. Tali servizi sono invece esenti da imposta qualora venga presentata la prova necessaria. Al contrario di quanto avviene per le prestazioni esenti da imposta il fornitore di prestazioni soggetto d'imposta può in questo caso godere della detrazione dall'imposta sul fatturato d'acquisto (esenzione propria).

Incasso documentario

L'incasso documentario è uno strumento per la riduzione dei rischi di pagamento nei rapporti d'affari internazionali. L'incasso documentario è l'incarico di un esportatore alla sua banca di riscuotere dall'acquirente ovvero dalla sua banca il controvalore dei documenti di spedizione alla consegna di questi ultimi.

L'esportatore può così tutelarsi dal rischio che la sua spedizione di merce venga consegnata all'acquirente prima che esso abbia assolto ai suoi doveri contrattuali. Il committente della banca nel caso dell'incasso documentario è il venditore, mentre nel caso del credito documentario è l'acquirente.

Al contrario di quanto avviene per il credito documentario, nell'incasso documentario le banche sono responsabili solo della regolare esecuzione dell'ordine di incasso, non si assumono tuttavia alcun obbligo di pagamento autonomo.

Incoterms

Le condizioni di commercio e consegna internazionali vengono definiti “Incoterms” (International Commercial Terms). In particolare, gli Incoterms stabiliscono chi, fra le parti contraenti, debba assumersi le spese di spedizione, doganali e assicurative, chi i rischi di trasporto e a che punto i diritti e doveri vengono trasmessi all’acquirente. Gli Incoterms hanno validità legale unicamente se sono stati convenuti in modo giuridicamente valido fra acquirente e venditore.

Gli Incoterms sono stati sviluppati dalla Camera di commercio internazionale, che nel 1936 ha per la prima volta allestito un apposito elenco. La versione degli Incoterm è contrassegnata dall’anno. L’ultimo aggiornamento risale al 2010, in occasione della settima revisione.

Libera circolazione delle persone Svizzera

L'Accordo del 21 giugno 1999 sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l'UE (ALC) facilita ai cittadini dell'UE le condizioni di soggiorno e di lavoro in Svizzera. Il diritto alla libera circolazione delle persone è completato mediante disposizioni sul riconoscimento reciproco dei diplomi, sull'acquisto di immobili e sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale. Le medesime regole sono applicabili agli Stati dell'AELS.

L’ALC è entrato in vigore il 1° giugno 2002 nei confronti dei cittadini dei vecchi Stati dell'UE (UE-15) e dei cittadini degli Stati dell'AELS. Il 1° aprile 2006 è stato esteso ai dieci Stati che hanno aderito all’UE il 1° maggio 2004 (UE-8; Cipro e Malta sono stati immediatamente integrati alla disciplina applicabile ai vecchi Stati dell'UE, che sono così diventati l'UE-17). L’8 febbraio 2009 gli elettori svizzeri hanno approvato il rinnovo dell’ALC e del Protocollo II di estensione dell’ALC alla Bulgaria e alla Romania. Dal 1° giugno 2009 l'ALC è applicabile anche a questi due nuovi Stati membri dell'UE (UE-2).

Da parecchi anni i cittadini dei vecchi Stati membri dell'UE nonché di Cipro e Malta (UE-17) come anche i cittadini dell'AELS beneficiano della libera circolazione completa delle persone. Dal 1° maggio 2011 i cittadini dell'UE-8 beneficiano del medesimo regime di libera circolazione completa applicabile così a tutti gli Stati dell'UE-25/AELS (UE-17 + UE-8 + AELS). I cittadini bulgari e rumeni continuano a soggiacere a determinate restrizioni al massimo fino al 31 maggio 2016.

Clausola di salvaguardia : Il Consiglio federale ha deciso di invocare la clausola di salvaguardia prevista dall’Accordo sulla libera circolazione delle persone. Dal 1° maggio 2013 proseguirà pertanto il contingentamento dei permessi B (della durata di cinque anni) per i cittadini degli otto Stati dell’Europa orientale membri dell’UE (UE-8). Il contingentamento dei permessi B sarà esteso dal 1° giugno 2013 ai cittadini degli Stati dell’UE-17 che svolgono attività lucrativa. La limitazione varrà per un anno.

Il contingentamento concerne le persone che intendono assumere un impiego in Svizzera in virtù di un contratto di lavoro di durata uguale o superiore a un anno oppure indeterminata e che a tal fine sollecitano un permesso B, nonché le persone che si stabiliscono nel nostro Paese per svolgervi un’attività lucrativa indipendente.

Il 1° luglio 2013, la Croazia ha aderito all’Unione Europea in qualità di 28° stato membro. L’8 marzo 2013 il Consiglio federale ha conferito il mandato negoziale per estendere l’Accordo sulla libera circolazione delle persone alla Croazia. Le trattative si sono concluse il 15 luglio 2013. In seguito al risultato del referendum popolare svizzero del 9 febbraio 2014 sull’iniziativa contro l’immigrazione di massa non è stato possibile firmare il Protocollo III sulla Croazia, il Consiglio federale ha perciò deciso, il 30 aprile 2014, di garantire contingenti separati ai cittadini croati per l’accesso al mercato del lavoro svizzero. Grazie al proseguimento dei lavori relativi all’attuazione dell’articolo 121a della Costituzione federale e alla prospettiva di trovare una soluzione consensuale con l’UE sulla clausola di salvaguardia, è infine stato possibile giungere alla firma del Protocollo III il 4 marzo 2016. La ratifica dovrebbe avvenire quando sarà trovata con l’UE una soluzione compatibile con l’Accordo sulla libera circolazione delle persone relativa all’attuazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa.

(Fonte: Ufficio federale della migrazione)

Marchio CE

Il marchio CE costituisce la prova che un prodotto risponde ai requisiti fondamentali di salute e di sicurezza ai sensi del diritto UE e che è stato sottoposto alle procedure di valutazione della conformità prescritte. Il marchio CE è obbligatorio per tutte le merci che rientrano nell'ambito di validità delle circa 20 direttive UE secondo il cosiddetto "nuovo approccio" e che sono messe in circolazione nel mercato unico dell'UE o nello Spazio Economico Europeo (SEE). In molti casi il marchio CE può essere apposto dal produttore stesso. Non è un marchio di qualità e nemmeno un marchio di origine, si tratta piuttosto di un marchio amministrativo che dovrebbe semplificare la circolazione delle merci. Il marchio CE è il "passaporto tecnico" nel mercato unico UE e SEE.

Sulla base della Legge federale sugli ostacoli tecnici agli scambi, la Svizzera ha ampiamente adeguato le sue norme per i prodotti al diritto UE corrispondente. In Svizzera non vi è tuttavia l'obbligo di apporre il marchio CE. Con un accordo sul mutuo riconoscimento di valutazioni della conformità (”Mutual Recognition Agreement“ MRA) le procedure di prova, i certificati di prova e i marchi di conformità collegati al marchio CE vengono riconosciuti reciprocamente. In questo modo vengono meno prove doppie ed il dispendio di tempo e di denaro ad esse connesso. Come parte integrante del pacchetto dei sette Accordi bilaterali I, il 01.06.2002 è entrato in vigore anche l'accordo tra la Comunità Europea e la Confederazione svizzera per il mutuo riconoscimento delle valutazioni della conformità.

Ogni direttiva di armonizzazione CE stabilisce quali prodotti devono essere contrassegnati con il marchio CE e determina i requisiti essenziali. Il produttore deve assicurarsi che il suo prodotto soddisfi tutte le richieste e rispetti le direttive rilevanti per il prodotto. Attualmente esistono circa 20 direttive CE (cosiddetto “nuovo approccio”) che prevedono la marcatura CE. Nella fattispecie: recipienti semplici a pressione, giocattoli, prodotti da costruzione, apparecchi sensibili alle perturbazioni elettromagnetiche, macchinari, dispositivi di protezione individuale, strumenti per pesare a funzionamento automatico, dispositivi medici impiantabili attivi, apparecchi a gas, caldaie ad acqua calda, materiale esplosivo per uso civile, dispositivi medici, apparecchi e sistemi di protezione per uso in aree potenzialmente esplosive, imbarcazioni da diporto, ascensori, prodotti elettrici a bassa tensione, attrezzature a pressione, dispositivi medico-diagnostici in vitro, apparecchiature radio e terminali di comunicazione, impianti a fune adibiti al trasporto di persone.

Mercosur

Mercosur è la sigla di «Mercado común del Sur», il Mercato comune del Sudamerica.
Vi fanno parte in qualità di Stati membri: Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela. Sono inoltre Stati associati: il Cile, la Bolivia, il Perù, la Colombia e l’Ecuador.

Mercato interno

In senso stretto l'insieme dei mercati di un'economia nazionale su cui vengono trattati ovvero forniti beni e servizi per il consumo interno. Le regole in vigore sul mercato interno svizzero sono fissate nella Legge federale sul mercato interno (Legge sul mercato interno, LFMI, RS 943.02) del 6 ottobre 1995.

Un mercato interno in senso ampio non deve tuttavia limitarsi all'economia nazionale di un solo paese. Il mercato unico europeo, per esempio, comprende i mercati dei 27 stati membri dell'Unione europea (UE). Il mercato unico dell'UE è uno spazio privo di frontiere interne in cui è garantita la libera circolazione di merci, servizi, persone e capitale. In questo modo dovrebbe essere impedito, tra le altre cose, ai singoli stati membri di rincarare i prezzi delle merci di importazione per mezzo di una politica estera protezionistica (per es. tramite dazi o ostacoli tecnici agli scambi) per la tutela dell'economia nazionale e dei suoi prodotti. Decisivi per la realizzazione del mercato unico europeo sono stati un programma legislativo della Commissione Europea che figura in un Libro bianco pubblicato nel 1985 e l'Atto unico europeo del 1986 con cui sono stati completati ed ampliati i trattati di fondazione dell'UE.

Con l'Accordo sullo Spazio Economico Europeo (SEE) il diritto del mercato unico dell'UE dei 19 è stato esteso agli stati EFTA di Liechtenstein, Norvegia ed Islanda. La Svizzera, anch'essa membro dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA), ha rifiutato l'ingresso nel SEE nel 1992 con una consultazione popolare.

Norme

Con norme si intendono per lo più regole della tecnica. Anche in altri settori, però, esistono delle norme; per es. nella contabilità rivestono importanza gli International Accounting Standards (IAS). Le norme promuovono la razionalizzazione, consentono la garanzia di qualità, servono alla sicurezza sul luogo di lavoro e nel tempo libero, standardizzano le procedure di prova per es. nella tutela dell'ambiente e in generale semplificano la comprensione nell'economia, nella tecnica, nella scienza, nell'amministrazione e nei rapporti con il pubblico.

Le norme sono di sostegno alla libera circolazione delle merci e dei servizi. Nell'Unione Europea (UE) e nello Spazio Economico Europeo (SEE) l'impiego di norme armonizzate semplifica la prova della conformità ai requisiti fondamentali di salute e di sicurezza (marchio CE) per un gran numero di prodotti industriali. Le norme non sono promulgate dallo stato bensì proprio da coloro che ne hanno bisogno: l'economia, i consumatori, l'amministrazione, la scienza. I loro rappresentanti investono il loro tempo ed il loro know-how per la realizzazione delle norme - nel proprio interesse e nell'interesse di tutti.

Ci sono norme svizzere (SN), norme europee (EN), norme internazionali (ISO e IEC) e le cosiddette norme interne. La raccolta delle norme svizzere (più di 10'000 documenti di tutti i rami ed i settori dell'economia e della società) è seguita dall'Associazione svizzera di normazione (Schweizerischen Normen-Vereinigung, SNV).

OCSE

Organizzazione internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico a cui appartengono i 34 Paesi più industrializzati, tra cui la Svizzera. L'OCSE (o OECD, Organization for Economic Cooperation and Development) è l'erede della OECE fondata nel 1948 (Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica) che aveva il compito di occuparsi della ricostruzione dell'Europa dopo la guerra e di impiegare e distribuire i mezzi derivanti dal piano Marshall.

Gli obiettivi dell'OCSE sono; (1) la promozione sostenibile della crescita economica; (2) maggiore occupazione; (3) il miglioramento degli standard di vita; (4) garanzia della stabilità finanziaria; (5) supporto nello sviluppo di altri Paesi; (6) contributo alla crescita del commercio globale.

L’organizzazione suddivide le proprie competenze con altri 100 Paesi ed economie statali. Nel corso dell’anno si tengono delle riunioni durante le quali vengono elaborate misure e scambiate idee. La sede dell'OCSE è a Parigi.

Operatore economico autorizzato

Gli operatori economici autorizzati (Authorised Economic Operator, AEO) possono dichiarare l'origine della merce direttamente sulla fattura (senza alcun valore limite) e non devono apporvi la firma autografa. Non dovranno quindi emettere i certificati di circolazione delle merci EUR-MED e/o EUR.1 richiesti nel traffico con paesi con cui vige un accordo di libero scambio.

Operazione di compensazione o countertrade

Con operazione di compensazione si intende un'operazione commerciale internazionale in cui il venditore si assume l'obbligo di accettare come contropartita la consegna di merci o, più raramente, la prestazione di servizi provenienti dal Paese dell'acquirente. Le operazioni di compensazione rappresentano degli ausili in caso di traffico di divise e commerciale. Esistono varie tipologie di operazioni di compensazione:

Baratto: il baratto è una forma primordiale di scambio di merci che non prevede il ricorso a controprestazioni monetarie.

Compensazione integrale: la compensazione integrale, analogamente al baratto, prevede una ricompensa al 100% sotto forma di beni. Entrambe le forniture vengono pagate, di regola però non sotto forma di trasferimento. Il pagamento viene compensato, vale a dire che l’importatore, in qualità di parte terza, paga all’esportatore nel suo Paese un importo al quale detrarrà una determinata percentuale.

Compensazione parziale: in questo caso l’esportatore riceve una parte del pagamento in contanti, e l’altra sotto forma di merci per le quali dovrà trovare un acquirente. Può tuttavia anche succedere che l’esportatore debba acquistare più merce di compensazione di quella che lui prevede di poter fornire.

Operazioni parallele e congiunte: in queste operazioni l’importazione di una merce è vincolata all’export di un’altra merce. A differenza delle operazioni di compensazione normali, l’esportatore riceve il pagamento tramite bonifico dell’acquirente, il quale garantisce all’esportatore stesso un determinato periodo di tempo per poter effettuare il controacquisto convenuto. Qualora l’esportatore non rispettasse l’impegno, sarà costretto al pagamento di una penale.

Compensazione triangolare: le operazioni di compensazione non devono necessariamente essere solo bilaterali. In base alla situazione del mercato e delle divise di una o più nazioni o imprese, sono possibili anche compensazioni con tre o più parti contraenti.

Organizzazione mondiale del commercio (OMC)

L’OMC (Organizzazione mondiale del commercio) è un’istituzione internazionale per la promozione del libero commercio internazionale con sede a Ginevra. L'Organizzazione mondiale del commercio è stata fondata nel 1993 alla conclusione dell'Uruguay Round, una trattativa multilaterale nell'ambito dell’Accordo Generale sulle Tariffe ed il Commercio (General Agreement on Tariffs and Trade, GATT) di portata più ampia del GATT stesso.

L’obiettivo dell’OMC è abbattere gli ostacoli commerciali e liberalizzare il commercio internazionale. L'Organizzazione mondiale del commercio gestisce e controlla le convenzioni di libero commercio dell'atto finale, sorveglia sul rispetto delle pratiche commerciali internazionali e contribuisce alla risoluzione delle controversie fra Stati membri. L’OMC ha iniziato l'attività il 1° gennaio 1995 e attualmente vi aderiscono 159 Stati, tra cui gli Stati Uniti, il Giappone, la Cina, tutti gli Stati dell’Unione europea e anche la Svizzera. L’ultimo Stato che ha aderito all’OMC è il Tagikistan. L'OMC è indipendente dalle Nazioni Unite.

Il Consiglio generale dell'Organizzazione mondiale del commercio è composto dai rappresentanti degli Stati membri che collaborano anche in diversi consigli e comitati specifici. La Conferenza dei ministri, che si riunisce ogni due anni e nomina il Direttore generale, sovrintende il loro operato. Le controversie sottoposte all'attenzione dell'OMC vengono risolte dall'apposito organo di conciliazione. I paesi membri possono presentare ricorso nei confronti delle decisioni dell'OMC presso l'Organo d'appello, il cui giudizio è definitivo.

Ostacolo non tariffario

Con ostacolo non tariffario (Non-tariff barrier) si intende ogni disposizione che, benché non costituisca un dazio doganale, possa impedire o limitare l'importazione di prodotti. Queste barriere ostacolano l'accesso al mercato ai fornitori esteri.

Esempi: regolamentazioni e norme tecniche, prescrizioni sull'imballaggio e sull'etichettatura, contingenti all'importazione, discriminazioni nelle operazioni doganali, ecc. 

Perfezionamento, attivo

Tutte le merci importate in Svizzera devono essere imposte secondo la legge doganale e la legge federale sulla tariffa delle dogane. Per le merci introdotte temporaneamente nel territorio doganale per essere perfezionate si applica il regime del perfezionamento attivo. Queste merci possono essere importate in esenzione di dazio. In determinati casi è possibile anche l’esenzione dall’imposta sul valore aggiunto (IVA). Il perfezionamento attivo è superfluo per le merci esenti da dazio e per le quali è possibile rivendicare la deduzione integrale dell’imposta precedente.

Sono considerati perfezionamenti i seguenti trattamenti:
- lavorazione: trattamento che non modifica la merce nelle sue caratteristiche proprie, vi rientrano anche il riempimento, l’imballaggio, il montaggio, l’assemblaggio o l’incasso di merci
- trasformazione: trattamento che modifica le caratteristiche essenziali di una merce (p. es. trasformazione di latte in polvere in cioccolato)
- migliorie/riparazione

Le domande di rilascio di un’autorizzazione per il perfezionamento attivo, mediante il modulo 47.80 pubblicato in Internet, devono essere inviate alla Direzione generale delle dogane (DGD).

Perfezionamento, passivo

Tutte le merci esportate dal territorio doganale svizzero devono essere imposte conformemente alla legge doganale e alla legge federale sulla tariffa delle dogane.

A questo scopo, la legge doganale prevede procedure doganali diverse (fra cui il regime del perfezionamento passivo).

La procedura di perfezionamento passivo non è tuttavia sempre necessaria. Beni esportati a scopo di perfezionamento a cottimo possono anche essere reimportati esenti da IVA, se sono stati dichiarati nel regime d’esportazione. Per tale motivo è superflua una dichiarazione doganale nel regime di perfezionamento passivo, quando il prodotto perfezionato può essere importato in franchigia di dazio in base a una tariffa doganale o a un certificato d'origine. In questo caso, le merci destinate al perfezionamento passivo possono essere dichiarate all’esportazione secondo le disposizioni generali (specificando lo scopo nella dichiarazione). A tal riguardo si rimanda alle istruzioni 47.89.

Sono considerati perfezionamenti i seguenti trattamenti:
- lavorazione: trattamento che non modifica la merce nelle sue caratteristiche proprie, vi rientrano anche il riempimento, l’imballaggio, il montaggio, l’assemblaggio o l’incasso di merci
- trasformazione: trattamento che modifica le caratteristiche essenziali di una merce (p. es. trasformazione di latte in polvere in cioccolato)
- migliorie/riparazione

Le domande di rilascio di un’autorizzazione per il perfezionamento passivo, mediante il modulo 47.85 pubblicato in Internet, devono essere inviate alla Direzione generale delle dogane (DGD).

Polizza di carico

La polizza di carico (in inglese “Bill of Lading”) è il documento che attesta la stipula di un contratto di trasporto marittimo e documenta la trasmissione e la ricezione della merce. Viene emessa dal trasportatore o dal suo agente su richiesta dello scaricatore e regola le questioni giuridiche tra il trasportatore e il destinatario della merce. Con la firma della polizza di carico il trasportatore conferma la presa in consegna dei beni e si impegna a consegnare la merce descritta nella polizza al legittimo proprietario nel luogo di destinazione dietro rilascio della polizza di carico controfirmata.

Spesso vengono emesse tre polizze originali e svariate copie. Quando il legittimo proprietario dei beni entra in possesso di una delle polizze originali nel porto di destinazione, la valenza giuridica di tutti gli altri originali viene meno. La polizza di carico svolge le seguenti funzioni: dimostrazione, presentazione, legittimazione e trasporto.

Presentazione in dogana

Per mezzo della presentazione in dogana viene comunicato all'autorità doganale UE che la merce importata o da esportare si trova presso l'ufficio di dogana o in un altra località autorizzata. Determinante non è il passaggio effettivo, bensì la comunicazione.

Principio di equivalenza

Il principio di equivalenza si applica al perfezionamento attivo di merci. Esso indica che nel perfezionamento, rispettando determinati presupposti (in particolare la medesima qualità e natura della merce importata), è possibile impiegare merce differente da quella importata per la realizzazione di prodotti di perfezionamento. La merce equivalente viene chiamata anche merce di compensazione. Al principio di equivalenza di contrappone il principio di identità.

Principio di identità

Il principio d’identità si applica al perfezionamento attivo delle merci. Esso indica che i prodotti importati temporaneamente in una determinata zona economica (per esempio nell’Unione europea) per il perfezionamento e la trasformazione devono essere identici con le merci riesportate. Al principio d’identità si contrappone il principio di equivalenza, il quale prevede esclusivamente che i prodotti riesportati mantengano la stessa qualità e la stessa natura.

Privativa industriale

La tutela di invenzioni – per es. per mezzo di brevetti – acquista sempre più importanza alla luce della pressione della concorrenza e del rischio di imitazioni.

Informazioni sui brevetti
In Svizzera l'intera letteratura sui brevetti è disponibile gratuitamente per le imprese attraverso l'Istituto Federale della Proprietà Intellettuale (IPI) di Berna. L'Organizzazione europea dei brevetti (di cui fa parte anche la Svizzera) offre inoltre un servizio gratuito di ricerca a livello globale per informazioni sui brevetti all'indirizzo http://ch.espacenet.com/.

Si possono ricercare tutti i brevetti depositati che sono stati resi pubblici negli anni passati presso un ufficio dell'Organizzazione europea dei brevetti.

Per la ricerca sono disponibili i seguenti criteri:
numero di pubblicazione
numero di deposito
numero di priorità
data di pubblicazione
nome del depositante
nome dell'inventore
campo tecnico (secondo la classificazione internazionale dei brevetti)
denominazione dell'invenzione (nella lingua di pubblicazione).

Tramite un elenco dei match l'utente ottiene accesso a tutti i dettagli bibliografici dei documenti e ad un'immagine di ogni singola pagina. In questo modo è possibile scaricare l'intero documento relativo al brevetto in formato pdf!

Informazioni sui brevetti di tutto il mondo
Con http://ch.espacenet.com/ è possibile inoltre ricercare nelle banche dati interne dell'Ufficio europeo dei brevetti il riassunto in lingua inglese di documenti relativi a brevetti provenienti da tutto il mondo.Nel caso dei Paesi extraeuropei le informazioni sono in parte disponibili solamente in forma riassuntiva e/o dati bibliografici.

Esaurimento regionale
A inizio luglio 2009 è entrata in vigore la modifica della legge sui brevetti relativa alla questione dell’esaurimento. I prodotti protetti da brevetto commercializzati nella Comunità europea con il benestare del titolare del brevetto possono essere importati in Svizzera senza l’accordo di quest’ultimo. Sarà inoltre ammessa l’importazione di prodotti commercializzati dal titolare del brevetto anche al di fuori della Comunità europea, purché la protezione dei brevetti rivesta un’importanza marginale per la natura funzionale del prodotto in questione. Per i prodotti il cui prezzo è stabilito dallo Stato a livello nazionale e internazionale, in particolar modo i medicinali, è richiesto il consenso del titolare.

Procedura del "reverse charge"

Le mécanisme d'autoliquidation de la TVA par le client (Reverse Charge) consiste à inverser le redevable de la TVA. Ce n’est plus le prestataire (vendeur) qui paie la TVA mais le preneur (client) à condition que celui-ci soit une entreprise assujettie à la TVA locale. Ce mécanisme s'applique par exemple lors de la fourniture de prestations à l'étranger.

Procedura di notifica semplificata

Questa procedura di notifica costituisce una semplificazione delle procedure in occasione della presentazione della dichiarazione doganale all’interno dell’UE. Con la procedura di notifica semplificata vengono esibiti solo i dati e i documenti essenziali. In un momento successivo, in base all'autorizzazione può/deve essere presentata una dichiarazione doganale complementare, che, a seconda dei casi, può essere di tipo globale, periodica (per es. mensile) o riassuntiva. La procedura di notifica semplificata sottostà all’obbligo di autorizzazione.

Public Tenders

Ogni anno la pubblica amministrazione indice gare d’appalto che offrono interessanti opportunità d’esportazione alle PMI svizzere di tutti i settori.

La piattaforma online www.tenders.ch riunisce costantemente le opportunità d’affari e le gare d’appalto nazionali e internazionali.

Punto franco

Nel punto franco, le merci il cui impiego finale è incerto, le merci che soggiacciono a dazi elevati nonché le merci contingentate possono essere immagazzinate – a tempo determinato o indeterminato – senza venir sdoganate né tassate. Il punto franco doganale è gestito da società private, riveste carattere pubblico ed è accessibile a qualsiasi interessato. Con l'autorizzazione della dogana le merci possono essere sottoposte a determinate manipolazioni. Inoltre, non si applicano le misure di carattere politico-commerciale. Per ritirare della merce dal punto franco è possibile sdoganarla (e in questo caso si applicano i dazi doganali) oppure trasferirla tramite chiusura doganale (piombo doganale, documenti doganali) a un altro punto franco.

Principio del "Cassis de Dijon"

Secondo tale principio, i prodotti che sono stati fabbricati conformemente alle disposizioni legali in uno Stato membro dell'Unione europea (UE) possono essere venduti in tutti gli altri Stati membri dell'UE. Alla base di questo principio vi è una sentenza della Corte europea di giustizia del 20 febbraio 1979 (incarto 120/78).

Il consorzio alimentare tedesco Rewe si era visto proibire dall'amministrazione federale tedesca dei monopoli per bevande distillate l'importazione del liquore francese "Cassis de Dijon" (20% alcol), poiché le leggi tedesche prescrivevano un contenuto minimo d'alcol del 32%. Il consorzio interpose ricorso presso la Corte. La Corte considerò che il divieto d'importazione violava l'articolo 30 del Trattato CE e ammise il ricorso. Secondo il citato articolo 30, gli ostacoli alla circolazione delle merci, risultanti dalle diverse regole esistenti per la fabbricazione e la commercializzazione di bevande spiritose, devono essere accettati unicamente in situazioni ben determinate.

In concreto, tali ostacoli sono ammissibili solo quando si tratta di garantire un efficace controllo fiscale e di proteggere la salute pubblica, la correttezza dei traffici commerciali ed i consumatori. Si ritiene che per garantire questi ultimi due aspetti sia sufficiente ricorrere ad un mezzo meno coercitivo, quale la corretta etichettatura dei prodotti. Un divieto totale d'importazione non è pertanto necessario. La sentenza della Corte si è rivelata fondamentale per la realizzazione della libera circolazione delle merci nel mercato interno europeo.

Il referendum contro il principio del Cassis de Dijon in Svizzera è fallito al principio di ottobre 2009. Il comitato dell’iniziativa, sostenuto da Verdi e UDC, non è riuscito a raggiungere le 50'000 firme necessarie raccogliendone soltanto 45'000. Le organizzazioni svizzere dei consumatori sono pertanto liete di poter introdurre il principio del Cassis de Dijon.

Regime di deposito doganale (UE)

Il regime di deposito doganale dell’Unione europea facilita il commercio poiché consente l'immagazzinamento delle merci importate prima della loro successiva spedizione all'estero o della loro immissione sul mercato comunitario. I depositi doganali possono essere pubblici o privati.

I depositi pubblici (di tipo A, B, F) possono essere utilizzati da qualsiasi persona per l'immagazzinamento delle merci. I depositi privati (C, D, E) sono riservati al deposito di merci da parte del depositario (persona autorizzata a gestire il deposito doganale di tipo C, D, E). La gestione di un deposito doganale è subordinata al rilascio di un'autorizzazione da parte dell'autorità doganale, a meno che questa gestione sia effettuata dall'autorità doganale stessa (è il caso del deposito di tipo F).

Regola delle 24 ore

Il 1° luglio 2009 l’UE ha introdotto, per motivi di sicurezza, una disposizione per il traffico delle merci con i Paesi non membri dell’UE secondo la quale le importazioni e le esportazioni devono essere dichiarate in anticipo (cosiddetta regola delle 24 ore). Per la Svizzera, che possiede lo statuto di Paese terzo, tale prescrizione avrebbe delle ripercussioni sostanziali sul traffico delle merci con i Paesi membri dell’UE. Con l’accordo Svizzera-CE e l'agevolazione dei controlli e delle formalità nell'ambito del traffico delle merci nonché delle misure di sicurezza doganali è stato possibile evitare l'obbligo della predichiarazione e riconoscere la parità degli standard di sicurezza. Nel contempo le nuove prescrizioni dell’UE verranno applicate al traffico delle merci tra la Svizzera e i Paesi non aderenti all’UE. Per facilitare il commercio con i Paesi terzi, l’UE ha introdotto lo status di “operatore economico autorizzato” (Authorized Economic Operator -> AEO).

Relazioni Svizzera - Unione europea

L'Unione europea (UE) riveste la massima importanza per la Svizzera: a livello geografico, perché la Svizzera è quasi completamente circondata dall'Unione; a livello culturale, perché la Svizzera condivide le tre grandi lingue europee tedesco, francese ed italiano; a livello politico, perché sia la Svizzera che l'Unione europea sono votate ai diritti umani, alla democrazia pluralistica e all'economia sociale di mercato; e infine a livello economico, perché gli stati dell'UE sono la destinazione di più del 60 percento delle esportazioni svizzere e di quasi il 50 percento del totale degli investimenti svizzeri all'estero.

A questa stretta interdipendenza si contrappongono tuttavia rapporti contrattuali (trattati economici) molto poco regolamentati. Dopo circa 65 anni dall'avvio del processo di unificazione europea la Svizzera non è membro dell'UE, e al momento non rientra nemmeno tra i candidati ad entrare a farne parte. Nel marzo 2001 gli aventi diritto al voto hanno respinto con una percentuale di voti contrari pari al 76,8 percento l'iniziativa "Sì all'Europa", che chiedeva al Consiglio federale di intraprendere in tempi brevi le trattative per l'ingresso nell'UE.

Il più importante trattato attualmente in vigore tra la Svizzera e l'Unione europea è un accordo di libero scambio per beni industriali e determinati prodotti agricoli trasformati, concluso nel 1972. Nel 1992 è stato respinto in una consultazione popolare il tentativo del Consiglio federale di permettere alla Svizzera perlomeno il libero accesso al mercato unico UE con la libera circolazione di persone, merci, servizi e capitali tramite l'adesione all'Accordo sullo Spazio Economico Europeo.

Per garantire all'economia un accesso facilitato a settori importanti del mercato unico europeo, nel 1993 la Svizzera ha richiesto all'Unione europea di concludere diversi accordi settoriali. L'UE ha accettato di condurre trattative nei settori di circolazione delle persone, traffico su strada e su rotaia, traffico aereo, agricoltura, ricerca, ostacoli tecnici agli scambi e appalti pubblici; tali trattative si sono concluse con successo nel 1998. I cosiddetti Accordi bilaterali I sono stati firmati nel 1999 e sono entrati in vigore il 1° giugno 2002, dopo l'approvazione del pacchetto da parte del popolo svizzero nel maggio 2000 con una percentuale di voti favorevoli del 67,2 percento.

In una seconda fase delle trattative, il 19 marzo 2004 la Svizzera e l'UE sono giunte ad un accordo ("Accordi bilaterali II") anche in altri nove settori: prodotti agricoli trasformati; istruzione, formazione professionale e gioventù; media; statistica; ambiente; doppia imposizione delle pensioni di dipendenti EU pensionati con residenza in Svizzera; collaborazione nei settori giustizia, polizia, asilo e migrazione; tassazione dei redditi da risparmio; lotta contro la frode.

Gli Accordi bilaterali II entrano in vigore in momenti differenti. Sono già in vigore l'accordo sui prodotti agricoli trasformati (dal 30 marzo 2005), l'accordo sulle pensioni (dal 31 maggio 2005), l'accordo sulla tassazione dei redditi da risparmio (dal 1° luglio 2005 e l'accordo sui programmi media e sull'ambiente (dal 1° aprile 2006). L'accordo sulla statistica è entrato in vigore il 1° gennaio 2007. L'accordo di Schengen è entrato formalmente in vigore il 1° marzo 2008. Tale entrata in vigore formale non significa ancora una partecipazione operativa della Svizzera alla cooperazione di Schengen/Dublino, che è iniziata a dicembre 2008. Con la conferma dei bilaterali II e l’estensione della libera circolazione delle persone a febbraio 2009 nonché l’approvazione del passaporto biometrico (maggio 2009), il popolo svizzero ha confermato di voler continuare con la via bilaterale.

Attualmente la Svizzera e l'Unione europea stanno sondando altre tematiche per ulteriori accordi settoriali. In primo piano si trova un accordo quadro per le politiche agricole e per la politica energetica.

Spazio Economico Europeo (SEE)

Spazio economico con diritto comune tra l'Unione Europea (UE) e gli stati EFTA di Liechtenstein, Norvegia e Islanda. La Svizzera, anch'essa membro dell'Associazione europea di libero scambio (EFTA), ha rifiutato l'ingresso nel SEE nel 1992 con una consultazione popolare. L'accordo SEE è in vigore dal 1994. Il Principato del Liechtenstein, che con la Svizzera ha un’alleanza doganale e monetaria, ha aderito – a differenza della Svizzera – allo Spazio Economico Europeo e ratificato il contratto il 1° maggio 1995.

Sulla base di tale accordo, gli Stati EFTA partecipanti assumono le regole in vigore per il mercato interno dell'UE per la libera circolazione di merci, servizi, capitale e persone nonché parti importanti della legislazione sulla concorrenza dell'UE.

Ci sono delle eccezioni per alcuni settori, come per es. la politica agricola. Gli Stati EFTA partecipanti al SEE possono collaborare nello sviluppo del diritto UE rilevante; tuttavia non hanno diritti di codecisione in quanto non sono membri dell'Unione europea. Per l'accompagnamento istituzionale dell'accordo SEE l'EFTA ha creato un'Autorità di sorveglianza e una Corte di Giustizia.

Sanzioni economiche

Le sanzioni economiche rappresentano uno strumento economico per influire sulle scelte di uno Stato. Esistono vari tipi di sanzioni economiche: per embargo totale si intende il blocco totale degli scambi commerciali con lo Stato sanzionato. I divieti di importazione ed esportazione nonché di trasferimento di capitale costituiscono il mezzo repressivo più importante di un embargo totale. Se l'embargo colpisce soltanto un’area o un settore economico e vieta per esempio l’importazione ed esportazione di determinati beni come petrolio o armi, si parla di embargo parziale. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha la possibilità di impartire un embargo collettivo agli Stati che, per esempio, violano i diritti dell’uomo. Tali sanzioni di cui all’articolo 25 della Carta delle Nazioni Unite si applicano a tutti gli Stati membri.

Schengen/Dublino

La cooperazione Schengen permette di agevolare la mobilità in Europa grazie all’abolizione dei controlli sistematici delle persone alle frontiere tra gli Stati Schengen (frontiere interne del cosiddetto “Spazio Schengen”). Parallelamente, tutta una serie di misure volte a migliorare la sicurezza rendono più efficace la lotta alla criminalità grazie ad una migliore cooperazione transfrontaliera in materia di giustizia e polizia. Queste misure mirano ad intensificare i controlli alle frontiere esterne dello Spazio Schengen attraverso il potenziamento della cooperazione dei corpi di polizia a livello transfrontaliero, così come il potenziamento dell’assistenza giudiziaria. La cooperazione Dublino serve a prevenire il moltiplicarsi delle domande di asilo nello Spazio Dublino.

I criteri di Dublino stabiliscono la competenza di uno Stato membro su una domanda di asilo e la ripartizione gli oneri legati alla politica l’asilo. Grazie alla banca dati elettronica, nella quale sono raccolte le impronte digitali dei richiedenti l’asilo, è possibile identificare una persona e ricondurla al Paese incaricato della procedura.

Il 5 giugno 2005 il popolo svizzero ha approvato gli accordi di associazione e votato a favore del pacchetto di Accordi Bilaterali II entrati in vigore il 1° marzo 2008. Dopo l’adesione della Svizzera al sistema SIS (sistema di ricerca degli Stati Schengen) ad agosto 2008, tali accordi sono formalmente operativi dal 12 dicembre 2008. I controlli sistematici delle persone alle frontiere fra Svizzera e Spazio Schengen sono stati quindi di fatto aboliti.

Sdoganamento UE

Con sdoganamento UE si intende lo sdoganamento di merci importate nel paese in cui entrano nell'Unione europea (paese di transito) con conseguente consegna intracomunitaria esentasse in un altro paese dell'UE (paese di destinazione). La cifra d'affari all'importazione non viene corrisposta nel paese in cui la merce entra nell'UE. Gli esportatori da paesi terzi (p.es. la Svizzera) godono di uno "statuto UE" e possono quindi beneficiare dei vantaggi delle forniture intracomunitarie nell'area dell'UE proprio come i loro concorrenti europei.

Sicurezza dei prodotti/responsabilità

I consumatori hanno esigenze elevate in relazione alla sicurezza dei prodotti. La ricerca di informazioni sui requisiti legali e tecnici per la sicurezza di un prodotto (norme per i prodotti) in vigore nel mercato di destinazione dell'esportazione in oggetto fa parte della preparazione elementare necessaria per evitarsi brutte sorprese nell'esportazione.

Prodotti difettosi possono rendere necessario un ricorso alla responsabilità del produttore o anche dell'importatore. I prodotti che non rispondono ai requisiti di sicurezza possono essere bloccati in dogana.

Sistema tariffario armonizzato HTS

Dal 1° gennaio 1988 nell'UE trova applicazione il sistema tariffario armonizzato. Per la tariffa doganale comune (TDC) non viene adottata tuttavia soltanto la nomenclatura tariffaria internazionale a 6 cifre bensì un codice di 8 cifre, la cosiddetta nomenclatura combinata (NC), che contiene le suddivisioni comunitarie. Le ulteriori cifre (fino all'11a ovvero alla 12a) codificano altre misure doganali della comunità; l'ultima cifra sta per i codici nazionali.

Questa 11a ovvero 12a cifra della TDC descrive quindi le tariffe doganali nella loro totalità ed anche gli ulteriori codici che possono essere gestiti in base al numero di tariffa: preferenze tariffarie, sospensioni tariffarie, contingenti tariffari, dazi antidumping e compensativi, licenze all'importazione, i tassi nazionali di imposta sul giro d'affari da importazione ecc. Tutte queste informazioni sono gestite e riassunte dalla Commissione nella banca dati TARIC (Tariffa integrata delle Comunità europee).

Speditori e destinatari autorizzati (SDA)

Gli statuti di speditori autorizzati (SA) e di destinatari autorizzati (DA) permettono il trattamento doganale al luogo autorizzato (generalmente al domicilio/sede della ditta). Gli invii non devono quindi essere presentati ad alcun ufficio doganale di controllo. 

SPG (GSP)

Sistema di preferenze generalizzate rispettivamente in inglese “generalized system of preferences”

Sistema di preferenze tariffali senza discriminazione dell’UNCTAD per semplificare la partecipazione dei Paesi in via di sviluppo al commercio mondiale.

Nel quadro del sistema di preferenze generalizzate (SPG/GSP) a favore dei Paesi in via di sviluppo, la Svizzera, per merci originarie di questi Paesi, applica preferenze doganali all’importazione. Per preferenze doganali s’intendono agevolazioni doganali (esente da dazio o aliquota di dazio ridotta).

Elenco di Paesi e delle zone in via di sviluppo

SSCC

Il Serial Shipping Container Code (SSCC) è un numero univoco di riferimento usato a livello internazionale per le unità di trasporto (container, pallet, pacco, ecc.). Il numero d’identificazione, composto da 18 caratteri si rifà al sistema EAN. Il codice contiene informazioni circa il mittente della merce, l’esatta descrizione del prodotto, ulteriori specifiche nonché un numero seriale. Per evitare che i numeri si ripetano, si consiglia di bloccare per una durata di due anni i codici utilizzati.

Tares

La tariffa doganale svizzera è disponibile gratuitamente on-line dal 3 maggio 2004 al sito www.tares.ch. Tares, oltre alla tariffa doganale svizzera, contiene anche note esplicative relative alla tariffa doganale e decreti relativi alla classificazione delle merci. L'offerta viene completata da diverse funzioni di ricerca e da numerosi link a circolari, contingenti doganali e tassi di cambio.

TARIC

La TARIC è la cosiddetta tariffa integrata delle Comunità europee (dal francese "Tarif Intégré des Communautés Européennes"). Essa si basa sulla nomenclatura combinata (NC), le cui circa 10'000 voci (codificate con 8 cifre) costituiscono la nomenclatura di base per la tariffa doganale comune nonché per le statistiche del commercio esterno alla Comunità e del commercio fra gli Stati membri. La TARIC funge quindi da base per la tariffa doganale d'uso e gli archivi tariffari degli Stati membri.

La TARIC comprende:
1. Sospensioni tariffarie
2. Contingenti tariffari
3. Preferenze tariffarie (contingenti e massimali tariffari inclusi)
4. Sistema delle preferenze generalizzate applicabile ai paesi in via di sviluppo
5. Dazi antidumping e dazi compensatori
6. Tasse compensatrici
7. Elementi agricoli
8. Valori unitari
9. Valori forfettari all'importazione
10. Prezzi di riferimento e prezzi minimi
11. Proibizioni all'importazione
12. Restrizioni all'importazione
13. Sorveglianza all'importazione
14. Proibizioni all'esportazione
15. Restrizioni all'esportazione
16. Sorveglianza all'esportazione
17.Restituzioni all'esportazione

Tariffa Doganale Comune TDC

In un’unione doganale come l’Unione europea è stato necessario introdurre una tariffa doganale comune (TDC). Se gli Stati membri non adottassero i medesimi principi nei confronti degli Stati terzi, i beni provenienti dall’estero potrebbero essere importati dagli Stati che prevedono tariffe doganali minime e beneficerebbero del principio di libero scambio delle merci all’interno della zona doganale.

La tariffa doganale comune degli Stati dell’UE è entrata in vigore negli anni Sessanta eliminando così le tariffe doganali dei singoli Stati. La TDC si basa su un sistema di armonizzazione tariffaria che consente di definire e codificare le merci nel commercio internazionale.

TED

La banca dati online dell'Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee Tenders Electronic Daily contiene tutti gli appalti pubblici pubblicati nel Supplemento alla Gazzetta ufficiale delle Comunità europee.

In quest'ultimo (chiamato anche "Supplemento S" o "GU S") vengono pubblicati tutti i bandi di gara che superano determinate soglie e che devono pertanto essere resi pubblici nell'UE.

TIN

Traders Identification Number = numero di identificazione dell’operatore, per la registrazione presso la dogana di un esportatore o di una spedizione.
Il numero TIN è necessario per le dichiarazioni doganali tramite e-dec. L'esportatore può ritirare la decisione d'imposizione elettronica (DIe) sul server della dogana dopo l'esportazione solo se possiede un numero TIN. 

Tribunale arbitrale

I tribunali arbitrali sono tribunali privati, cioè non statali, che decidono su controversie in modo definitivo e vincolante. Affinché il tribunale arbitrale possa trattare una causa, entrambe le parti devono dare il proprio consenso. La sentenza pronunciata dal tribunale arbitrale (lodo), ha solitamente carattere giuridicamente vincolante per le parti e in quanto tale può essere dichiarato esecutivo dai tribunali statali. Spesso l’arbitrato è preferito ai procedimenti giudiziari statali nel caso di controversie tra imprenditori poiché lo svolgimento del processo è più flessibile e veloce. Uno dei vantaggi che è apprezzato da molte imprese risiede inoltre nella riservatezza dell'arbitrato. Infatti, dato che esso avviene con l'esclusione del pubblico, i dati riservati sono tutelati.

La Svizzera vanta una lunga tradizione di giurisdizione arbitrale. Informazioni sulla giurisdizione arbitrale svizzera sono contenute nella pubblicazione "Swiss Rules of International Arbitration".

Unione doganale

Unione di più Stati che rinunciano a riscuotere dazi doganali nel reciproco scambio di prodotti e che dispongono di una tariffa doganale comune nelle relazioni con Stati terzi. L'Unione europea (UE) è il tipico esempio di unione doganale. I suoi dazi sono riassunti nel TARIC (Tariffa Integrata delle Comunità) e sono visionabili su Internet. Anche la Svizzera e il Principato del Liechtenstein costituiscono un’unione doganale, mentre non lo è la zona di libero scambio dell’AELS.

Unione Europea (UE)

Comunità di Stati europei fondata con il Trattato di Maastricht (ufficialmente: Trattato sull'Unione Europea, in breve: Trattato UE). Questo è stato sottoscritto nel 1992 ed è entrato in vigore nel 1993. L'UE si basa sulla Comunità Europea (CE), i cui compiti e le cui competenze sono stati profondamente modificati dal trattato di Maastricht e che, con l'inserimento dei campi politica estera e di sicurezza comune (PESC) e con la collaborazione nei settori giustizia ed affari interni (GAI), è stata ampliata da un'unione primariamente economica ad una politica, l'Unione Europea. L'obiettivo, oltre alla creazione di un mercato unico europeo, è la fusione sempre più stretta dei popoli europei per la tutela della pace e del benessere in Europa.

Gli inizi dell'UE risalgono al 1952, quando è entrato in vigore il primo accordo comunitario del trattato di istituzione della Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio (CECA). I membri fondatori della CECA erano Belgio, Germania, Francia, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi. Nel 1957 tali Stati hanno sottoscritto a Roma anche i cosiddetti Trattati di Roma, il trattato per l'istituzione della Comunità Economica Europea (CEE) e il trattato per l'istituzione della Comunità Europea dell'Energia Atomica (CEEA o Euratom). Con il cosiddetto Trattato di fusione, entrato in vigore nel 1967, è iniziata l'integrazione delle comunità in direzione della Comunità Europea (CE).

L’UE conta ora 28 Stati: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Gran Bretagna, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Spagna, Svezia, Ungheria e, dal 1° luglio 2013, la Croazia.

Gli Stati membri dell'Unione Europea continuano a essere Stati autonomi e sovrani, ma si sono impegnati a seguire una politica comune in determinati settori ovvero ad adeguare le loro politiche a quella comune, ed in alcuni settori sono soggetti alla competenza legislativa dell'UE.

Valore di soglia

Il concetto di "valore di soglia" riveste un ruolo importante per gli appalti pubblici. Esso indica la soglia di valore a partire dalla quale un bando d'appalto debba essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee e quindi diventi accessibile alla concorrenza a livello dell'intera UE. Esistono diversi valori di soglia per i singoli settori di lavori, forniture e servizi.

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