Esportare dalla Svizzera

Gli errori più frequenti nell’export

Avete domande in merito alle questioni doganali, all’IVA o alle denominazioni di origine?

Quale primo punto di contatto, il team ExportHelp vi offre tutte le informazioni di base per domande di natura tecnica legate all’export.

Gli errori più frequenti nell’export

Un cliente tedesco ha richiesto che lo rifornissimo usando la clausola Incoterms DDP. L’abbiamo fatto ma, in seguito, abbiamo dovuto pagare l’imposta tedesca sulla cifra d’affari all’importazione (Einfuhrumsatzsteuer), che è del 19%! Come possiamo ora ott

In occasione di forniture con modalità DDP occorre, se possibile, utilizzare la menzione aggiuntiva «non imponibile» affinché l’importatore continui ciononostante a essere il debitore dell’imposta sulla cifra d’affari all’importazione: egli può poi senza alcun problema farsela rimborsare, a condizione che si tratti di un’impresa. Se voi – come azienda svizzera – rifornite i vostri clienti con modalità DDP («imponibile»), sarebbe opportuno che vi registriate precedentemente per l’IVA nel Paese di destinazione: in questo modo, infatti, potrete ottenere il rimborso dell’imposta. La registrazione implica però anche alcuni obblighi.

Per le forniture con modalità DDP è inoltre necessario disporre di un numero EORI («Economic Operators Registration and Identification»): per ottenerlo basta richiederlo all’ufficio doganale UE competente.

Eseguiamo forniture verso il Brasile e, a tale scopo, abbiamo rilasciato un EUR. 1. Perché l’importazione non è in franchigia doganale?

L’EUR.1 o una dichiarazione di origine sulla fattura esplicano la loro efficacia unicamente se la Svizzera ha siglato con il Paese di destinazione un accordo di libero scambio in corso di validità. Con il Brasile non ne è ancora stato stipulato nessuno.

Un cliente dalla Germania mi ha ordinato della merce, che io gli ho fatto pervenire direttamente in Germania dal mio fornitore che si trova in Austria. Ora però mi viene fatturato il pagamento dell’IVA estera. Cosa posso fare?

Questo tipo di operazioni commerciali «a catena» con l’UE è più complicato di quanto si possa pensare, proprio per quanto riguarda l’imposta sul valore aggiunto. Per analizzare tali operazioni bisogna sempre guardare agli Incoterms utilizzati e vedere se si tratta di una fornitura o di un ritiro. In base a tali distinzioni, la fornitura risulta quindi essere imponibile nel paese di destinazione o in quello di partenza; solitamente, ciò ha come conseguenza l’obbligo di farsi registrare per l’IVA in uno degli Stati membri dell’UE.

Ho spedito merce verso la Germania ed ero convinto che, in virtù dell’accordo di libero scambio, non vi fossero dazi doganali. Invece, il destinatario ha dovuto pagarne.

Le agevolazioni doganali non valgono automaticamente senza l’intervento dell’esportatore. Infatti, a condizione che si tratti di prodotti originari esportati in modalità di preferenza tariffale, l’esportatore deve comprovarne l’origine tramite un certificato di circolazione delle merci oppure una dichiarazione di origine sulla fattura. Inoltre, nonostante gli accordi di libero scambio in vigore, non tutte le merci sono in franchigia doganale al 100%; su alcune merci ben determinate non vi è addirittura nessuna agevolazione doganale, mentre su altre merci sono previste soltanto riduzioni (molto variabili) dei dazi.  

I nostri componenti provengono per l’80% dalla Svizzera e dall’UE. Ciononostante, l’autorità doganale sostiene che abbiamo dichiarato indebitamente l’origine svizzera. Noi pensavano che l’80% di origine svizzera e dell’UE bastasse ampiamente per dichiarar

È sempre necessario verificare – per ogni singolo accordo di libero scambio e Paese di destinazione – le regole della lista relative alle singole voci di tariffa. In questo caso concreto è stato preso in considerazione un criterio di valore (ad es. un massimo del 40% di componenti privi di carattere di prodotto originario), ma era necessario anche un cambiamento di voce. Simili dichiarazioni erronee possono avere come conseguenza l’obbligo di effettuare versamenti di regolarizzazione a livello di dazi doganali oppure di pagare multe, ma possono anche provocare danni d’immagine alle imprese coinvolte.

Le nostre merci recano la dicitura «Made in Switzerland» e, per questo motivo, non abbiamo rilasciato nessuna prova dell’origine per l’ottenimento della franchigia doganale.

«Made in Switzerland» così come «Swiss Made» sono indicazioni di provenienza per il cui utilizzo esistono regole specifiche.
La designazione «Swiss Made» su un prodotto non ha però niente a che vedere con l’origine ai sensi degli accordi di libero scambio. Per ottenere una franchigia doganale è sempre necessario un certificato di circolazione delle merci oppure una dichiarazione di origine.
Le regole per l’utilizzo del marchio «Svizzera» sono molto diverse dalle regole dell’origine degli accordi di libero scambio. È importante non confondere le due cose.

La nostra merce è bloccata in dogana in Arabia Saudita. Ci viene chiesto un «Certificate of Conformity» (SASO). Con precedenti forniture non ci era mai successo. Di che certificato si tratta?

Dall’estate del 2013, quando si importano in Arabia Saudita merci dall’estero occorre presentare una dichiarazione di conformità per i prodotti importati.
Con questo certificato di conformità si conferma che i prodotti ottemperano agli standard applicabili e alle disposizioni tecniche.
Ogni spedizione d’importazione deve essere accompagnata da un certificato di conformità rilasciato da un organismo di controllo autorizzato. I certificati sono indispensabili per garantire lo sdoganamento delle spedizioni di merci e per confermare che i prodotti adempiono sia alle specifiche prescrizioni tecniche dell’Arabia Saudita, sia agli standard internazionali, nazionali e regionali.
I certificati devono essere rilasciati da organizzazioni competenti, designate dalle autorità dell’Arabia Saudita (ad es. SGS oppure Bureau Veritas) nel Paese di provenienza delle merci d’importazione (nel nostro caso, quindi, la Svizzera); tali certificati attestano che le merci d’importazione rispettano le norme tecniche vigenti in Arabia Saudita. Sono esonerati da questa nuova disposizione doganale tra gli altri anche le derrate alimentari, i prodotti agricoli e i medicinali.

Quando eseguiamo una fornitura con la clausola «ex works», provvediamo sempre noi a preparare per il cliente i documenti d’esportazione e a pagare sulla merce i dazi di sdoganamento per l’esportazione.

A dire il vero, non toccherebbe a voi preparare i documenti per la spedizione della merce; e il venditore non è tenuto a pagare sulla merce i dazi di sdoganamento per l’esportazione. Ma per il cliente è difficile preparare dall’estero i documenti per la spedizione e regolare i dazi doganali per l’esportazione: per questo motivo, la clausola EXW dovrebbe essere usata solo per trasporti nazionali. Invece, per trasporti internazionali sarebbe meglio utilizzare la clausola FCA, con cui sulla merce si pagano i dazi di sdoganamento per l’esportazione.

Nella fattura proforma abbiamo indicato un valore inferiore rispetto al valore effettivo della merce.

Una fattura proforma è necessaria a ogni esportazione per consentire di calcolare le tasse all’importazione nel Paese di destinazione. Per questo deve essere indicato il valore della merce ai fini doganali. In altre parole, non è consentito dichiarare un prodotto a un prezzo più basso.

Abbiamo scelto la clausola DAP per le nostre spedizioni via nave verso il Brasile.

Spetta all’acquirente il compito di organizzare lo sdoganamento all’importazione e di procurarsi le licenze d’importazione. In caso di ritardi o problemi durante il processo di sdoganamento, può insorgere l’obbligo di pagare tasse di sosta in porto, per le quali il venditore è tenuto ad assumersi completamente la responsabilità conformemente agli INCOTERMS 2010.
Il procedimento di sdoganamento in tali Paesi è in parte arbitrario e può durare a lungo.
Le forniture con modalità DAP in generale andrebbero accettate soltanto nei Paesi OCSE.

Abbiamo rilasciato un certificato di origine per una merce che è stata inviata direttamente dalla Germania in Qatar. Ma ora dobbiamo pagare una multa doganale. Cosa abbiamo fatto di sbagliato?

Il Qatar dal gennaio 2013 ha inasprito notevolmente le sue disposizioni sull’importazione. Tra l’altro il certificato di origine deve essere emesso nel Paese di esportazione della merce.

Abbiamo utilizzato il traffico di perfezionamento passivo anche se la nostra merce aveva origine svizzera.

La procedura del perfezionamento passivo non è necessaria in tutti i casi. Se il prodotto perfezionato può venire importato secondo le tariffe doganali (oppure in franchigia doganale, grazie a un prodotto originario), la procedura del perfezionamento passivo non risulta più necessaria. In questi casi, le merci destinate al perfezionamento passivo possono venire annunciate secondo le disposizioni generali per l’esportazione, indicandone semplicemente lo scopo nella dichiarazione doganale d’esportazione.

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